Don Umberto Sordo riposa tra le braccia del Padre

Sabato 2 maggio 2026 - Le esequie giovedì 7 maggio alle ore 9.30 in Cattedrale – Padova

Don Umberto Sordo

Padova, 16.02.1964 – Padova, 02.05.2026

Don Umberto nasce a Padova il 16 febbraio 1964 da Antonio e Anna Maria Massarotto (deceduta nel febbraio 2025). Cresce nella parrocchia cittadina di San Carlo e, dopo il percorso completo del Seminario, viene ordinato presbitero il giorno 11 giugno 1989 dal patriarca di Venezia, Card. Marco Cè (il vescovo Filippo Franceschi era deceduto qualche mese prima).

Il primo incarico lo vede vicario parrocchiale allo Spirito Santo in Padova, mentre a fine estate 1992 viene mandato a San Giacomo di Romano d’Ezzelino. Nel settembre 1997 è vicario parrocchiale di Lozzo Atestino, comunità della quale diventa parroco nel giugno 1999.

A fine estate 2005 viene nominato co-parroco delle parrocchie di Cona, Cantarana, Monsole e Pegolotte (unità pastorale di Cona).

Dal luglio 2014 all’estate 2018, oltre che arciprete della Cattedrale, diventa parroco moderatore delle parrocchie di Sant’Andrea, San Benedetto, San Tomaso Becket e San Nicolò (unità pastorale della Cattedrale). Più tardi diventa anche legale rappresentante della parrocchia dei Servi. Nel dicembre 2017 viene nominato canonico dell’Amplissimo Capitolo della Cattedrale, con il titolo di Santa Maria.

Nel settembre 2018 è nominato parroco della Madonna Pellegrina in Padova. Proprio nella chiesa della Madonna Pellegrina Umberto era stato battezzato.

Nel corso degli anni don Umberto aveva ricoperto altri incarichi: membro del Consiglio presbiterale (1990-1993), aveva esercitato il servizio di vicario foraneo per gli allora vicariati di Lozzo Atestino (2003-2005) e Pontelongo (2006-2013). Per qualche mese (2018) lo era stato anche del vicariato della Cattedrale.

Nel marzo 2021, mentre si trova alla Madonna Pellegrina, don Umberto viene colpito in modo serio dal Covid con degli strascichi che ne avrebbero condizionato la presenza in parrocchia, tanto che il vicario don Marco Piva si fa carico di sostenerlo e sostituirlo in più modi. Nell’ottobre 2023 giunge inaspettata la diagnosi di un tumore al colon e don Umberto nel mese successivo si trasferisce nella Casa del clero per iniziare e sostenere meglio le cure apposite, anche se continua a seguire la parrocchia della Madonna Pellegrina nelle modalità e nei tempi possibili. In occasione del ritiro di Avvento dei presbiteri prepara un messaggio letto dal vescovo Claudio, nel quale raccontava, «pur tra qualche fatica e lacrima»:

«Guardandomi attorno, nelle lunghe ore in attesa di un prelievo, di una visita, delle infusioni di chemioterapia, in quella “valle di lacrime” che è l’Istituto oncologico  veneto, rispetto alla sofferenza di tante persone anche più giovani di me, al loro confronto a volte mi sembra di non avere nulla. Sono le tante situazioni di malattia nascoste e silenziose, presenti nelle nostre parrocchie, nei confronti delle quali soprattutto noi preti siamo chiamati a portare almeno un raggio di luce e di speranza che ci viene dal Signore che viene ad abitare in mezzo a noi».

Con l’autunno 2024 don Umberto viene sollevato dall’incarico di parroco e continua una coraggiosa e serena convivenza con la malattia, senza perdere i legami con le persone, con la lettura, con la vita spirituale e collaborando ancora con la Madonna Pellegrina.

In occasione della fine dell’anno 2023 aveva scritto, tra le altre cose:

«È forte la tentazione di rileggere tutto alla luce della malattia che mi ha segnato negli ultimi tre mesi (si può ringraziare cantando il Te Deum per un tumore?), eppure mi ostino a credere e a sperare in un felice e sereno 2024, nonostante tutto. Cosa mi resta del 2023, da portare con gioia e speranza nel 2024?

Innanzitutto il  vescovo e il suo presbiterio. (…) La Casa del clero: adesso il direttore (don Luigi) è prima di tutto un grande amico e gli altri preti anziani dei “nonni” che mi coccolano: mi chiedono se mangio, se dormo, se sono pallido in viso o colorito, se prendo peso, rovesciando completamente i rapporti che esistevano fino a qualche anno fa. Ai tempi della Cattedrale dovevo “comandare” tanti di loro, e adesso invece loro si prendono cura di me. Sento anche forte l’amicizia e la preghiera di tanti altri confratelli: non li ringrazierò mai abbastanza per l’affetto e le attenzioni che hanno nei miei confronti, che io sento del tutto immeritate, e per le soddisfazioni che mi danno sentendo dire tanto bene di loro. Infine, i miei compagni di ordinazione. È stata una sorpresa bellissima averli tutti, proprio tutti, alla celebrazione dell’unzione degli Infermi che ho ricevuto da loro lo scorso 11 novembre. (…) Davvero un presbiterio, unito non solo formalmente dal sacramento dell’Ordine, ma da una vera fraternità!

La Madonna Pellegrina in questi ultimi mesi è diventata una parrocchia da sogno, la più bella del mondo, quella che ogni parroco desidererebbe avere: è diventata una comunità che prega. Nessuno dei miei parrocchiani mi chiama più per questioni pratiche, anche pastorali, ma solo per chiedermi come sto e per dirmi che pregano per me. Qualcuno mi ha scritto che proprio così, nella malattia, sono davvero pastore, che raccolgo quanto ho seminato in questi anni: non so se è così, io spero solo che la mia malattia sia l’occasione per alzare la qualità spirituale della parrocchia. Io intanto ringrazio perché mi sento circondato, “avvolto” e sostenuto da tantissime persone che mi vogliono bene.

In questi mesi, pur rimanendo formalmente parroco, sto perdendo tante cose, assieme ai capelli: la canonica, la gestione economica, le celebrazioni liturgiche, le chiavi, l’indirizzo da dare alla parrocchia… Adesso per me è arrivato il momento di fare il parroco così: non più correndo, ma restando sul monte della malattia a pregare.

Se devo immaginare cosa succederà nel 2024, istintivamente davanti a me vedo un libro aperto con solo pagine bianche. Attualmente non so nulla di me, del mio futuro, anche se spesso sono questi i pensieri che disturbano il sonno delle mie notti e fanno scendere qualche lacrima: (…) Sono in un momento della vita nel quale non posso controllare o decidere nulla di me, senza nessuna possibilità di prevedere il futuro, anche solo di qualche giorno: oramai la mia agenda ha come appuntamenti fissi solo quelli di prelievo, visita oncologica, chemioterapia, Tac. Tutto il resto non dipende più da me, eppure vedo davanti a me solo tante pagine bianche, pronte per essere riempite, senz’altro non da me, ma da Chi ha in mano una penna e sta scrivendo uno spartito nuovo, per me ancora sconosciuto, senz’altro bellissimo!». 

Negli ultimi giorni la situazione di salute di don Umberto era precipitata fino all’epilogo della morte, avvenuta nel primissimo mattino di sabato 2 maggio 2026.

«Dentro ogni morte della nostra quotidianità, dentro ad ogni filo spezzato, ad ogni crisi, ad ogni fallimento che sembra segnare la fine, si nasconde in realtà il verdeggiare di una nuova foglia che cresce e lo splendore di una nuova gemma che spunta. Dentro ogni morte c’è la vita e tutto ciò che può sembrarci una fine non è altro che un modo nuovo per ricominciare. Un nuovo inizio» (Natale 2023).

«Di fronte al male e alla sofferenza noi siamo tutti compagni di scuola e anche Dio lo è con noi. Lui però ci aiuta a passare oltre, persino oltre il muro della morte e passare oltre in ebraico si dice “Pasqua”» (Venerdì Santo 2024).

Le esequie saranno celebrate dal vescovo Claudio nella Basilica Cattedrale giovedì 7 maggio, alle ore 9.30. 

La salma di don Umberto si trova nella camera ardente dell’OPSA, dove è possibile portare un saluto dalle ore 8 alle ore 19, nei giorni che precedono le esequie. Mercoledì 6 maggio vi sarà alle 21 una veglia di preghiera alla Madonna Pellegrina (alla presenza della salma).

«Desidero essere sepolto nel cimitero di Lozzo Atestino, se possibile nella nuda terra, nella parrocchia dove ho trascorso gli otto anni più belli della mia vita» (29.07.2025).

Dopo le esequie la salma sarà accompagnata presso la chiesa di Lozzo Atestino, dove, alle 15.30, un momento di preghiera precederà la tumulazione.

La vicinanza di tutti va al papà Antonio, al fratello Leonardo, alla sposa Antonella e ai loro figli Emanuele, Alessandro e Camilla.

Pubblicato il 2 maggio 2026

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