Esequie don Umberto Sordo

07-05-2026

Esequie di don Umberto Sordo

Giovedì 7 maggio 2026

Padova, basilica Cattedrale

Omelia

 

Vorrei camminare con voi, come ha fatto Gesù con i due discepoli lungo la strada che andava da Gerusalemme a Emmaus, vivendo la celebrazione dell’Eucaristia come strada, una strada percorsa da don Umberto, da me e da voi. La metafora della strada potrebbe descrivere tutta una vita, ma noi ci limitiamo a questo momento, a questo evento che pone don Umberto nella luce della Pasqua di Gesù e con gli altri discepoli.

Alcuni raccontano che cosa hanno visto lungo la via: esperienze che sono state vissute anche in questi giorni da tanti di voi a Lozzo Atestino, a Madonna Pellegrina e in altre comunità, con il racconto che ci si è scambiati – probabilmente a due a due – della malattia e della morte di don Umberto, ma anche della sua persona e della sua sensibilità.

In questo racconto ho individuato tre passaggi, tre momenti.

Il primo che abbiamo già vissuto: la richiesta di perdono e i vasi di creta.

Hanno visto tanta fragilità, paure, fatiche, errori…

Scegliendo lui stesso le letture per il suo funerale (2 Cor 4,5-18 e Lc 24,13-35), don Umberto ci invita a considerare le nostre povertà. Sono quei vasi di creta, che esprimono insufficienze, che ci danno coscienza del nostro limite. Eccoci dunque a celebrare, prima di ogni altra cosa, la misericordia e la grazia di Dio. Dio è veramente onnipotente nell’amore. I nostri vasi fragili rimandano al tesoro del suo amore, la nostra povertà alla sua abbondanza, la nostra morte rimanda alla Pasqua di Gesù. In forza di questo osiamo chiedere perdono e offrire perdono. Nei confronti di don Umberto ci possono essere state incomprensioni, ferite, valutazioni, parole di cui chiedere perdono, come in tutte le relazioni fraterne.

E con lui, fratelli e solidali nella fragilità, presentiamo al Signore anche don Umberto: nell’immagine del padre misericordioso della famosa parabola vediamo l’abbraccio del Padre alla storia del mondo intero. Non siamo soli, Gesù è nostro avvocato e ci viene in soccorso: a lui affidiamo don Umberto; sono mani sicure, è pastore vero e buono, è l’unico, eterno e sommo sacerdote. Ed è esperto, lo sappiamo, in umanità.

La seconda sosta: la lode e le mense.

Così entriamo lungo la strada che porta a Emmaus. Una strada che stiamo in realtà percorrendo da una vita, solo che i nostri occhi non sempre sanno riconoscere il vero protagonista. Il Signore ci è accanto, ci ascolta, ci scuote con le sue domande.

Anche la morte di don Umberto è un turbamento forte, tanto forte quanto il bene che gli volevamo. Anche la morte è quindi occasione per presentarci al Signore con il cuore spezzato, ma disponibile all’ascolto.

Due mense sono preparate per i viandanti e per tutti noi: quella della Parola nella quale si confondono fatti della vita, sentimenti umani e presenza di Gesù, e la mensa del pane spezzato che pone nel cuore del discepolo fede, speranza, carità. Due mense che riguardano un unico pasto di comunione fraterna e spirituale: il cammino fatto insieme prepara ad aprire gli occhi, lo spezzare il pane aiuta a capire il cammino compiuto.

«Rendiamo grazie a Dio»; «Lode a te o Cristo»: sono le acclamazioni del popolo alle letture. «Beati gli invitati alla mensa del Signore» è la presentazione del pane spezzato.

Aprire gli occhi significa vedere il Signore; vedere il Signore che era ed è presente nella nostra vita. È stato presente nella vita di don Umberto, nelle sue amicizie, nelle sue storie, nel suo ministero e nelle sue relazioni.

Per questo, insieme con lui, ringraziamo il Signore quest’oggi: ci ha donato don Umberto, ci ha parlato attraverso di lui, ci è stato amico e ci ha sorriso attraverso don Umberto.

Quando Gesù entrò per rimanere con loro e fu a tavola con loro, allo spezzare il pane si aprirono i loro occhi e lo riconobbero: è il momento della comunione fraterna e spirituale! È gioia! È visione!

Arde il cuore. C’è urgenza e necessità di condividere con altri. Soprattutto con gli altri, gli amici.

La terza sosta: il ritorno.

L’incontro con il Signore risorto spinge al ritorno a Gerusalemme, dove c’erano gli altri discepoli e le altre discepole. Non è importante solo la fede, è importante anche la Chiesa, quella Chiesa per la cui missione anche don Umberto ha messo a disposizione la sua vita, dalla quale aveva ricevuto in dono la fede, precisamente nella comunità di Madonna Pellegrina. Dalla Chiesa nelle sue diverse espressioni, è stato formato all’obbedienza evangelica, è stato amato e perdonato; in essa ha imparato a servire i fratelli, le sorelle e tutto il popolo di Dio, con il suo sorriso, la sua mitezza, la sua benevolenza.

In questa assemblea, così numerosa – e ringrazio tutti voi che siete presenti: presbiteri, amici e familiari, chi è stato compagno nelle varie comunità che don Umberto ha servito – che rende visibile la comunità celeste, finemente illustrata nel battistero di cui don Umberto è stato responsabile e custode, eleviamo la nostra gratitudine al Signore e poniamo ai suoi piedi tutto quanto è accaduto e abbiamo visto lungo la via della vita di don Umberto.

Davvero il Signore è risorto ed è apparso a don Umberto!

Quel pane, che anche oggi viene spezzato, è speranza e garanzia della comunione ininterrotta tra il cielo e la terra, tra noi e don Umberto, tra noi e tutti i nostri compagni di strada. Il Signore è veramente risorto e noi ne siamo testimoni.

+ Claudio Cipolla, vescovo

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