Don Lino Bertin riposa tra le braccia del Padre

Mercoledì 11 giugno 2025 - Le esequie sabato 14 giugno 2025 alle ore 10.00 al SS. Redentore di Monselice

È mancato improvvisamente nella mattina di mercoledì 11 giugno 2025 al Cenacolo di Montegalda, don Lino Bertin.

don Lino Bertin

Monselice (PD), 03.08.1931 – Montegalda (VI), 11.06.2025

Don Lino è mancato improvvisamente nella mattina di mercoledì 11 giugno 2025 al Cenacolo di Montegalda, dove era ospite dall’ottobre 2018. Figlio di Alessandro e Regina Boschetto, don Lino era nato a Monselice il 3 agosto 1931 ed era stato ordinato presbitero il 14 luglio 1957.

Fu inviato a Piove di Sacco (titolare del Canonicato V, curazia di S. Nicolò) e nel 1963 fu nominato cooperatore nella parrocchia cittadina dell’Immacolata. A partire dal 1966 fu cooperatore ad Anguillara Veneta, di cui divenne vicario economo nel giugno 1967. Fu poi mandato come arciprete a Boccon, nel novembre 1969, e nel 1977 fu voluto arciprete di San Giorgio delle Pertiche. Nel gennaio 1991 fu parroco di Sant’Angelo di Sala e vi si trattenne fino al 2009, quando diventò collaboratore e penitenziere nelle parrocchie del Duomo e del Redentore in Monselice. Come già ricordato, nell’ottobre 2018 fece il suo ingresso al Cenacolo di Montegalda.

Don Lino ebbe modo di misurarsi con tempi di grande fermento, di passione e di attivismo. A Piove di Sacco collaborò con don Gianfranco Martinazzo, sotto lo sguardo del parroco del tempo, mons. R. Carniello. Di Boccon ricordava spesso la scuola dell’infanzia, così come si misurò a San Giorgio delle Pertiche con le grandi opere parrocchiali. A Sant’Angelo di Sala mostrò doti imprenditoriali costruendo la canonica, lavorando al centro parrocchiale e alla chiesa, senza dimenticare le grandi feste patronali.
E anche se la cronaca e i fatti raccontano molto di don Lino, ci sono pure delle parole uscite dal suo pugno che ne mostrano un volto delicato.

Grazie, Signore. Mi hai fatto nascere in una famiglia povera di contadini, ma con una fede incarnata come roccia indistruttibile, nonostante le varie difficoltà a volte in apparenza insormontabili. La mamma ha accettato con serenità e forza la morte dei primi tre figli: diceva che si è aggrappata al rosario come catena di sostegno e che lega alla volontà di Dio. La corona nei tempi liberi era la sua compagnia. Il papà doveva sempre fare i conti sul come sbarcare il lunario specialmente nelle annate tristi e soleva dire che la Provvidenza non è mai mancata e che arriva sempre un quarto d’ora dopo aver pregato e sofferto fiduciosi. Diceva che era palpabile l’aiuto di Dio perché mentre egli dormiva le sementi crescevano e piano piano godeva della crescita e maturazione del suo lavoro. Di domenica non lavorava mai perché sarebbe stato un affronto a Dio così buono, anzi si vestiva da festa e prima della messa andava a fare un giretto per i campi per sentire il grano che respirava. In questo clima è maturata la mia vocazione, tanto desiderata da mia mamma e sorretta dalle sue continue preghiere e rinunce volontarie.

La mia paura è sempre stata di essere non solo strumento povero e inutile, ma di essere di ostacolo all’azione di Dio, che attraverso di me voleva raggiungere i miei parrocchiani, cioè il suo popolo. Il prete ha il dono di “sapere di umanità” più degli altri perché conosce tutte le miserie e le ricchezze dell’uomo in ogni situazione.

 

Grazie, Signore, per aver trovato negli amici sacerdoti dello stesso anno di ordinazione una vera comunità sacerdotale. Tutti uniti nel fare gli esercizi spirituali guidati dall’indimenticabile Mons. Giuseppe Segalla nostro compagno di scuola che si preoccupava di aggiornarci continuamente nell’approccio alla Sacra Scrittura. Da grande maestro si avvicinava a noi con una semplicità sconvolgente quasi infantile. Attorno a lui abbiamo creato veramente un gruppo di sacerdoti fratelli. Più volte siamo andati in Terra Santa guidati da lui, i viaggi di San Paolo, le sette chiese dell’Apocalisse, in Grecia, in Egitto. I nostri incontri per scambiarsi le nostre varie esperienze sacerdotali e soprattutto per stare assieme, si ripetevano 9-10 volte all’anno. Dopo la sua morte ripetiamo gli incontri e insieme ci troviamo bene. Ora tutti ottantenni ci incontriamo per raccontarci con nostalgia i tempi passati, da preti che si sentono contenti di essere stati povero strumento di grazia a servizio di Dio e dei fratelli nella Chiesa che è in Padova.

 Le esequie saranno celebrate sabato 14 giugno 2025, ore 10, nella chiesa del SS. Redentore di Monselice.

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