Don Giorgio Friso riposa tra le braccia del Padre

Sabato 4 aprile 2026 – Le esequie si terranno giovedì 9 aprile, ore 10 a Creola (Pd)

Don Giorgio Friso

Creola di Saccolongo (PD), 25.11.1946 – Padova, 04.04.2026

Mentre le comunità cristiane si apprestavano a celebrare la veglia del Sabato Santo, ci ha lasciati don Giorgio Friso. Figlio di Emilio e di Amabile Garbin, era nato a Creola il 25 novembre 1946, ultimo arrivato in una famiglia di quattro figli e due figlie. Il papà contadino era emigrato in Argentina dopo il primo conflitto mondiale, mentre la mamma era un’infermiera professionale. Era stato ordinato presbitero nella Cattedrale di Padova dal vescovo Girolamo Bortignon il 14 giugno 1970, dopo aver percorso tutto l’itinerario formativo dall’età di 11 anni. Persona riservata, timida, poco appariscente, ma di grande cuore, di grande attenzione e capace di forti emozioni, si distingueva dal gruppo di ordinazione, più abituato alla discussione vivace (erano gli anni del ’68).

Fu subito destinato come cooperatore a Bertipaglia e l’anno successivo a San Lorenzo di Abano Terme.

Nell’autunno 1974 cominciò l’esperienza di fidei donum in Ecuador. Nel luglio del 1973 il vescovo Bortignon aveva visitato il vescovo di Tulcán, Luis Clemente de la Vega, che lo aveva supplicato di inviare dei preti per sopperire alla mancanza di clero locale. In cambio di future collaborazioni, il vescovo Bortignon aveva accettato la richiesta: alla fine dell’ottobre 1974 don Giorgio fu inviato nella parrocchia di San Isidro, località a circa 80 km a sud-ovest di Tulcán. Nell’ottobre 1980 don Giorgio si trasferì dalla Provincia del Carchi nella Diocesi di Ibarra, per occuparsi delle parrocchie di Apuela e Plaza Gutiérrez, realizzando nella prima un centro per catechisti e animatori di comunità. Il vescovo Filippo Franceschi, dopo la sua prima visita in Ecuador (luglio 1982), maturò la convinzione che i preti padovani potessero essere impiegati più proficuamente nelle grandi periferie urbane che proprio in quegli anni andavano crescendo a causa di un flusso spesso sregolato di migrazioni interne al Paese. Nell’aprile 1983 don Giorgio fu il primo prete padovano a trasferirsi nella parrocchia di Carcelén, periferia nord di Quito, dove già esisteva una comunità di suore Elisabettine. «Per noi che avevamo fatto esperienza nel campo, nei piccoli villaggi sperduti nella foresta andina, non fu poi così difficile adattarci alla nuova situazione, perché spesso incontravamo gli stessi montanari della sierra, austeri, dalla religiosità tradizionale, che si trasferivano in città per trovare lavoro ed educazione per i loro figli».

Il 4 ottobre 1987 don Giorgio benedisse la prima pietra della nuova chiesa di Carapungo (che sarebbe poi stata completata da don Luigi Vaccari). Il 7 aprile 1989 don Giorgio rientrò in Italia. Ai compagni di ordinazione, nei periodici ritorni, trasmetteva le confidenze e l’entusiasmo del suo ministero latino-americano. Anche successivamente, in modi più o meno diretti, faceva intuire che il periodo migliore della sua vita era legato all’Ecuador, dove si era fatto notare per lo stile accogliente, generoso, umile e intelligente.

Rientrato in Italia, fu nominato prima amministratore (giugno 1989) e poi parroco di Pozzonovo (ottobre 1989), esperienza che ricordava con gioia, nonostante il disagio del reinserimento. Dalla cronistoria della parrocchia, oltre al racconto dei fatti, emergono la cura assidua dei giovani (con campiscuola e incontri formativi), così come l’attenzione agli spazi fisici della comunità. In canonica aveva ospitato anche una famiglia straniera, ma cominciarono ad essere evidenti i segni di una fragilità di salute ed emotiva che lo condizionava.

Nel 1995 fu inviato a Ghizzole e Montegaldella. Non mancarono i problemi, ma vi fu il restauro fatto con cura della chiesa parrocchiale di Montegaldella, la fondazione del coro per la liturgia, e soprattutto l’esempio di un uomo fedele che amava Dio e la Chiesa; si applicava tantissimo alla lettura e all’aggiornamento; dispensava poche parole, ma sempre giuste ed equilibrate. I disagi di salute sempre più puntuali non gli impedirono di annunciare il Vangelo con semplicità, concretezza e competenza. Appassionato di padre Ignacio Larrañaga, propose il metodo dei “Laboratori di preghiera e di vita” il cui scopo era insegnare a pregare e vivere una vita secondo il Vangelo di Gesù Cristo. Tra il 1999 e il 2003 era stato indicato come membro del Consiglio presbiterale in rappresentanza del vicariato di Montegalda. Alle due comunità don Giorgio rinunciò nell’estate 2007.

Dopo un anno di permanenza a Roma, fu destinato come cooperatore alla Madonna delle Grazie di Piove di Sacco e penitenziere presso il Duomo cittadino, prima di essere nominato nell’autunno 2009 co-parroco dell’unità pastorale di Codevigo (Cambroso, Codevigo, Rosara, Santa Margherita di Codevigo). La salute, nel frattempo, era diventata ancora più limitante e don Giorgio provò comunque a fare la propria parte, riproponendo, ad esempio, il metodo di preghiera che si ispirava a padre Larrañaga.

L’incarico nell’unità pastorale si concluse nel settembre 2015, quando, abitando nella canonica di Piove di Sacco, aveva continuato a collaborare sia con la precedente unità pastorale, sia con il Duomo di Piove di Sacco.

Nel 2020 si trasferì nella Casa del clero di Padova con una situazione di persistente fragilità fisica, silenzioso e sempre più distante dalla vita quotidiana, anche se rimanevano l’animo sensibile e intuitivo, la rettitudine di intenzioni, una disposizione serena. Alla fine si rese necessaria l’ospitalità presso l’Opera Immacolata Concezione – Civitas vitae Nazareth di Padova. La morte è avvenuta all’ospedale di Padova nella serata di sabato 4 aprile 2026, nella discrezione che aveva caratterizzato tutta la vita di don Giorgio.

Le esequie saranno celebrate a Creola dal vescovo Claudio giovedì 9 aprile, ore 10. La salma sarà tumulata nel cimitero locale.

Pubblicato 5 aprile 2026
Aggiornato 8 aprile 2026
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