Padre Daniele Hechich: si chiude l’inchiesta diocesana sulla vita, virtù eroiche e fama di santità e segni

Sabato 20 giugno 2026, ore 10.00, chiesa parrocchiale di Saccolongo (Pd)

Si chiude ufficialmente sabato 20 giugno 2026 alla presenza del vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla, l’Inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche e la fama di santità e segni del Servo di Dio padre Daniele Hechich. Ai più noto come “padre Daniele”. L’appuntamento è alle ore 10.00 di sabato 20 giugno 2026 nella chiesa di Santa Maria Assunta di Saccolongo (Pd).

La chiusura dell’Inchiesta diocesana, a sei anni dall’avvio della causa, prevede la recita del santo rosario animato dalla fraternità francescana dell’ordine secolare francescano del convento Sacro Cuore di Saccolongo, quindi alle ore 10.30 il vescovo Claudio presiede la celebrazione dell’Ora sesta. Dopo la riflessione di mons. Cipolla ci sarà un breve intervento del parroco don Simone Milani, cui seguirà il momento istituzionale che conclude la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di padre Daniele Hechich. Ci saranno quindi gli interventi del vice postulatore fra Claudio Bratti e del ministro provinciale dei frati minori della Provincia S. Antonio, fra Antonio Scabio, e la lettura, da parte della cancelliera vescovile d.ssa Sara Ruffato, del decreto di chiusura dell’inchiesta diocesana, firmato dal vescovo Cipolla. Seguirà il giuramento de munere bene adimplendo (per il fedele adempimento dell’incarico) da parte del vescovo, del delegato del vescovo mons. Tiziano Vanzetto, del promotore di giustizia mons. Antonio Oriente, del notaio aggiunto don Alessio Rossetto, del vice postulatore fra Claudio Bratti che è anche il portitore degli atti (colui che porterà fisicamente i faldoni sigillati contenenti due copie gli atti del processo diocesano al Dicastero vaticano per la causa dei santi a cui spetta l’analisi della documentazione e la decisione finale).

La celebrazione si concluderà con la lettura dello Strumento di chiusura dell’Inchiesta diocesana e i ringraziamenti di fra Tullio Bonollo, guardiano della Fraternità di Casa Sacro Cuore di Saccolongo.

La fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio padre Daniele Hechich venne aperta domenica 29 novembre 2020, in piena pandemia. A quasi sei anni dall’inizio si conclude ora con la sessione pubblica di sabato 20 giugno, il processo diocesano che ha visto da parte del tribunale deputato l’incontro di una quarantina di testimoni, l’analisi di scritti editi ed inediti da parte di periti teologi e di una commissione storica, oltre a una serie di accertamenti conclusivi. Ora tutto il materiale raccolto passerà al vaglio del Dicastero vaticano per la causa dei santi.

 

Breve profilo della vita di p. Daniele Hechich ofm

Stanislao Liberato Hechich nacque a San Pietro in Selve, Istria (allora Diocesi di Trieste e Capodistria, provincia di Pola), il 22 giugno 1926, da Francesco e Angela Vizzel. Fu battezzato due giorni dopo la nascita. Entrato nel seminario interdiocesano di Capodistria lo frequentò per tre anni. Alla morte del padre, chiese al fratello Barnaba, allora novizio, se poteva essere accettato presso i Frati Minori. Entrato nel seminario di Chiampo nel 1942, vestì il saio francescano il 16 agosto 1945 a San Francesco del Deserto (Burano, Ve), prendendo il nome di Daniele. Venne ordinato sacerdote a Venezia il 29 giugno 1952.

Diversi conventi lo ebbero come confessore e direttore spirituale di anime: Madonna del Mare a Trieste, Sant’Antonio a Gemona, San Nicolò del Lido a Venezia, Santa Maria Ausiliatrice a Treviso, Santissimo Redentore a Verona, San Giacomo a Monselice, San Francesco a Cittadella (Pd) e Casa Sacro Cuore a Saccolongo (Pd).

Mentre era a Treviso (nel 1958), in una gita con i giovani dell’Azione cattolica si manifestarono i primi sintomi della malattia che lo avrebbe accompagnato per tutto il resto della sua vita: l’arteriosclerosi a placche, diagnosticata solo alcuni anni dopo. Nel convento di Cittadella sostò per diversi anni acquistando fama di confessore e consigliere di anime, fino a che il progredire della malattia lo rese non più autosufficiente; venne trasferito all’infermeria dei Frati Minori veneti, a Casa Sacro Cuore a Saccolongo, dove continuò il suo apostolato ricevendo tutti.

Dotato di particolari doni del Signore ebbe sempre una crescente folla di persone che lo cercavano per il consiglio, la consolazione spirituale, una benedizione e il perdono dei peccati nel sacramento della Penitenza. Sopportò con eroica pazienza l’infermità che lo afflisse per 50 anni, offrendo tutto per la santificazione del clero e la conversine dei peccatori.

Morì a Saccolongo il 26 settembre 2009, dopo 63 anni di vita religiosa e 53 di sacerdozio.

Pubblicato il 17 giugno 2026

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