Cari fratelli e sorelle,
desidero anzitutto rivolgere il mio saluto riconoscente
– a Sua Eccellenza Mons. Iosif Păuleț, Vescovo di Iași,
– a Sua Eccellenza il Vescovo Ausiliare Mons. Petru Sescu,
– a Sua Eccellenza Mons. Ulrich Neymeyr, Vescovo di Erfurt (Germania)
– ai confratelli presbiteri e diaconi, ai religiosi e alle religiose,
– alle autorità civili e militari presenti,
– e a tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, popolo santo di Dio, che oggi siete convenuti in questo santuario per celebrare con fede e devozione la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.
Vi ringrazio per l’accoglienza fraterna che mi avete riservato. Sono venuto qui non soltanto come vescovo di Padova, ma anzitutto come pellegrino.
Ogni pellegrino giunge in un santuario portando nel cuore una storia, una domanda, una sofferenza, una speranza, un rendimento di grazie.
Celebrare oggi l’Eucaristia qui, così numerosi, ha un significato particolarmente profondo.
Questo santuario, a voi così caro, ha visto generazioni di credenti hanno portato le loro gioie e le loro fatiche, le loro domande e le loro preghiere, trovando nella Madre del Signore una presenza discreta e fedele.
Questa celebrazione rappresenta poi un momento di grande fraternità tra la Diocesi di Iași e la Diocesi di Padova. Un legame che non nasce oggi, ma che da molti anni è diventato una realtà concreta nella vita delle nostre Chiese.
Da oltre vent’anni centinaia di fedeli cattolici romeni vivono nella nostra Diocesi. Molti di loro provengono proprio da questa terra, dalle vostre parrocchie, dalle vostre famiglie, dalle vostre comunità.
Venendo in Italia hanno sperimentato la fatica della lontananza, la distanza dagli affetti, dalle proprie radici, dalla lingua, dalle tradizioni della propria terra.
Non sono semplicemente persone che abbiamo accolto: sono fratelli e sorelle che hanno arricchito la nostra Chiesa di Padova con il loro amore alla famiglia, la perseveranza, il senso del sacrificio. Hanno portato in Italia la fede ricevuta dai genitori, la loro devozione alla Vergine Maria e il loro desiderio di vivere il Vangelo anche lontano dalla propria terra.
A questo dono si aggiunge quello dei presbiteri che il vescovo di Iași ha inviato nella Diocesi di Padova come cappellani e pastori delle comunità cattoliche romene, oggi don Marian Cazacu, ma anche di alcune consacrate come le suore dell’Istituto delle Ancelle di Cristo Sommo Sacerdote che per molti anni hanno vissuto in Episcopio.
Per questo desidero esprimere la mia gratitudine alla Chiesa di Iași: per i suoi fedeli, per i suoi presbiteri, per la testimonianza di fede che continua a offrire.
La comunione ecclesiale non è un semplice sentimento di amicizia tra comunità lontane; è il riconoscimento che abbiamo un unico Signore, una sola fede, un solo Battesimo e che siamo chiamati a camminare insieme come popolo di Dio: un’esperienza di fratellanza universale.
La Parola che abbiamo ascoltato oggi ci introduce nel mistero che celebriamo.
La solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria è una festa di grande speranza. Essa ci annuncia che la promessa di Dio sull’uomo è vera e che la morte non è il destino ultimo della nostra esistenza. Maria viene assunta in cielo in anima e corpo. La risurrezione di Cristo ha aperto una strada nuova e Maria è la prima creatura che partecipa pienamente alla gloria del Figlio.
Guardando Maria Assunta, la Chiesa contempla ciò che attende anche noi. In lei vediamo già realizzata la speranza che portiamo nel cuore: che l’amore sia più forte della morte, che il bene compiuto nella vita non vada perduto, che la fedeltà di Dio sia più grande di ogni nostra fragilità.
La prima lettura ci presenta una grande visione dell’Apocalisse:
«Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle».
La Chiesa ha sempre riconosciuto in questa donna il volto della Madre del Signore ma nello stesso tempo ha riconosciuto anche il volto della Chiesa stessa.
Maria e la Chiesa sono profondamente unite e sovrapponibili: quando si dice dell’una può essere detto dell’altra.
Ciò che Dio ha compiuto in Maria, infatti, è ciò che Egli desidera compiere nella Chiesa e in ciascuno dei suoi figli. Maria è l’immagine della Chiesa perché accoglie Cristo, lo genera, lo porta nel mondo e conduce gli uomini all’incontro con Lui.
È significativo che nel Vangelo secondo Giovanni Maria venga chiamata da Gesù “Donna”. È così alle nozze di Cana, quando invita i servi a fidarsi della parola del Figlio: «Fate quello che vi dirà». Ed è così ai piedi della croce, quando Gesù affida a lei il discepolo amato e nel discepolo affida a lei tutta la Chiesa.
La Donna di Cana, la Donna della croce e la Donna dell’Apocalisse sono la stessa Maria: la donna che accompagna il cammino di Cristo e che accompagna il cammino della Chiesa nella storia.
Davanti a noi è custodita un’antica immagine della Vergine che appartiene alla grande tradizione della Chiesa orientale: la Hodegetria, cioè la Madre che indica la Via.
È un nome che contiene una grande verità.
Maria non trattiene Gesù per sé. Non attira l’attenzione su di sé ma indica il Figlio.
La sua mano accompagna il nostro sguardo verso Cristo. È come se continuasse a ripetere anche oggi le parole dette a Cana: «Fate quello che vi dirà».
Questo è il cuore della missione di Maria.
Ella non sostituisce il Signore, non prende il suo posto ma ci conduce a Lui.
Anche il Bambino che Maria porta tra le braccia ci rivela questo mistero. Gesù è raffigurato con il libro della Parola e con la mano benedicente. Egli è il Verbo fatto carne, colui che parla al cuore dell’uomo, colui che dona la benedizione del Padre, colui che viene incontro alla nostra vita per salvarla. Lo fa ponendosi tra le braccia, come fanno i piccoli, senza imporsi.
Maria porta al mondo il Salvatore. Questa è la sua gioia, la sua grandezza. E questa è anche la vocazione della Chiesa.
La Chiesa è veramente se stessa quando vive come Maria, quando accoglie tra le sue braccia Cristo e lo offre agli uomini. Quando accompagna le persone nelle loro domande e nelle loro sofferenze. Quando sa stare accanto a chi è fragile. Quando non mette al centro se stessa, ma lascia spazio al Signore.
Una Chiesa che indica Cristo è una Chiesa viva.
Siamo noi la Chiesa e ciascuno di noi è abilitato ad annunciare il Vangelo e ad indicare il Signore nelle strade della vita.
Sappiamo che non è facile vivere tutto questo.
Nel brano dell’Apocalisse la donna è vestita di sole, ma davanti a lei c’è il drago.
La Chiesa è amata da Dio, ma attraversa anche la prova.
Sappiamo che la fede non elimina le fatiche e le difficoltà della vita. La fede dona però la certezza che nessuna sofferenza è più forte dell’amore di Dio.
La storia della Chiesa in Romania è una testimonianza luminosa di questa verità.
Venendo qui, ho pensato al cammino di fede vissuto da questo popolo, soprattutto negli anni della persecuzione religiosa durante il regime comunista. Molti cristiani hanno conosciuto la limitazione della libertà, l’emarginazione, la sorveglianza, la sofferenza nel vivere pubblicamente la propria fede. Molti presbiteri e fedeli hanno pagato un prezzo alto per rimanere fedeli a Cristo.
Non posso dimenticare la visita fatta nei primi anni ’90 al carcere di Sighet e alla testimonianza dei greco cattolici con i suoi martiri.
Eppure la fede non è stata cancellata.
Quando sembrava che il Vangelo dovesse essere rimosso dalla vita pubblica, esso continuava a vivere nel cuore delle famiglie, nella preghiera delle persone semplici, nella fedeltà e nella testimonianza silenziosa di tanti uomini e donne cristiani, come noi.
Tutto ciò suscita stupore e di ammirazione perché ci ricorda che la fede non si conserva soltanto quando tutto è facile ma quando il legame con Cristo e tra di noi diventa una scelta profonda della vita. Il Vangelo può essere ostacolato, può essere combattuto, può essere messo ai margini, ma non può essere sconfitto perché la sua forza viene da Dio e dall’intercessione potente e tenera di Sua Madre.
Concludo ritornando ancora con il cuore, la mente e gli occhi a questa bellissima icona dove le mani di Maria indicano Gesù.
Anche le nostre mani sono chiamate a diventare così: mani capaci di costruire comunione, di sostenere chi è nel bisogno, di servire con gratuità, di aprire strade di incontro.
Affidiamo a Maria la Chiesa che è in Iași e la Chiesa che è in Padova.
Affidiamo i nostri presbiteri, i diaconi, tutti i consacrati e le consacrate, le famiglie, i giovani, gli anziani, quanti vivono nella gioia e quanti portano nel cuore una fatica nel corpo e nello spirito.
Maria Assunta, Madre della Chiesa, continui a guidarci verso suo Figlio.
Ci insegni a guardare Cristo, ad ascoltare la sua Parola e a fidarci di Lui e faccia delle nostre comunità luoghi nei quali ogni persona possa incontrare il volto misericordioso di Dio.
Amen.
+ Claudio Cipolla
