Crisi climatica tra urgenza, responsabilità e speranza

Veglia in occasione della prima Padova Climate Action Week
16-04-2026

In questi pochi versetti del Primo Libro dei Re incontriamo un profeta in fuga da chi vuole la sua morte e insieme paralizzato da una mortifera depressione. Elia, l’impavido sterminatore dei falsi profeti, il difensore testimone dell’unico Dio della vita, è impaurito e turbato al punto da non più desiderare di vivere.

Ora che la sua forza non serve e il suo prestigio è svanito, ora che l’onda d’urto di quanto ha compiuto gli si sta abbattendo contro, Elia smarrisce ogni riferimento, si sente tradito dalle persone e da Dio, e scappa; scappa da se stesso, dalla sua identità, dalla sua responsabilità.
Vorrei azzardare a porre in questo brano il dramma che stiamo vivendo a livello ambientale, per trovare conforto, luce e speranza nella Parola.

Lo stato d’animo di Elia credo possa ricordarci quello della nostra generazione di fronte alla crisi climatica: «una mancanza di coscienza e di responsabilità» come leggiamo nella Laudato Si’ (169).

Ma anche oggi il Signore non manca di farsi vicino, raggiungendoci nei luoghi e nei tempi dei nostri cammini personali con la stessa domanda posta al profeta: Che fai qui? Domanda che richiama quella che Dio rivolge ad Adamo nel giardino dell’Eden: Adamo dove sei?

Entrambe sottendono una “curiosità” di Dio che in realtà vuole far emergere la verità profonda della paura che sta dominando Elia ed Adamo: la paura delle conseguenze delle proprie azioni accompagnata dalla tentazione della fuga dalle proprie responsabilità e anche dalle proprie fragilità.

Domande forse scomode ma certamente utili quando siamo presi da uno stato depressivo e cerchiamo colpevoli ovunque. Quesiti che ci portano all’essenziale, ci fanno entrare in noi stessi e avviano un nuovo viaggio di comprensione e di missione: uomo, donna, che fai qui? Perché ti rifugi e scappi? Dove sei? Perché ti nascondi?

Come umanità siamo a un punto di non ritorno per il giardino che ci ha donato il Padre.

Siamo arrivati qua perché ci siamo sentiti forti e capaci di dominare il mondo, abbiamo creduto che con la tecnologia avremmo affrontato ogni sfida e abbiamo fatto del progresso economico la profezia di felicità, abbiamo sacrificato sull’altare dello sviluppo la tua creazione e la vita delle future generazioni.

Negli ultimi decenni stiamo assistendo ad un grave riscaldamento globale, dovuto principalmente alla grande concentrazione di gas serra, all’uso intensivo di combustibili fossili, all’aumento della pratica del cambiamento d’uso del suolo, in particolare la deforestazione per finalità agricola. E non certo irrisorio è l’impatto sul clima da parte delle guerre che stanno devastando popolazioni e territori.

«I cambiamenti climatici – ci sottolinea la Laudato Si’ – sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche» (LS 25).

Costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità, ma siamo tentati di pensare che sia una sfida troppo grande da affrontare e da perseguire, è più scontato rinunciare… non abbiamo le forze per cambiare rotta e soprattutto, come ad Elia, ci manca il movente, non avvertiamo più la nostra missione.

Ci preoccupano le conseguenze della crisi climatica, tra cui alluvioni e desertificazioni che portano morte e migrazioni forzate; ma ancor più preoccupa l’annacquamento e l’aridità delle coscienze che autorizzano quelli che papa Francesco chiamava “un certo intorpidimento e una spensierata irresponsabilità”

Abbiamo bisogno di riscoprirci tuoi collaboratori Signore!

Quello che c’è da fare è troppo?

Dio si è chinato su Elia riconoscendo la sproporzione della sfida: «È troppo lungo il cammino per te» gli ha detto e gli ha offerto il necessario per proseguire. Dio sa che è troppo lungo il cammino anche per noi e provvede a darci il suo sostegno perché possiamo procedere e realizzare la sua missione d’amore per la creazione e i fratelli.

Non ci sarà possibile fare tutto, ma se allentiamo la presa e ci lasciamo condurre da Dio, allora l’impossibile prenderà forma. L’esperienza di Elia ci suggerisce la preziosità della debolezza e della profondità per recuperare la fedeltà a noi stessi, alla nostra missione in ogni circostanza della vita. Ed è dono di grazia andare oltre gli eventi potenti o straordinari per percepire «il sussurro di una brezza leggera» che più precisamente si traduce come una «voce di silenzio sottile».

Una «voce di silenzio sottile» che ci parla e ci guida. Il silenzio non è solo assenza di rumori, ma percezione interiore di chi ha fatto spazio dentro di sé, ed è in grado di ascoltare veramente Dio e non le ripercussioni del proprio ego.

Il silenzio ha una voce. La voce di Dio, che è proprio un disarmante silenzio sottile, che trova dimora in uno spazio disarmato. Questa è la preghiera, è quell’incontro abbandonato in Dio che ci rende capaci di concepire un sussurro e sussulto di novità.

Qui ritroviamo il Creatore e ci riconosciamo creature, parte della sua creazione; ritroviamo il Padre e ci riconosciamo figli amati e fratelli, membri della sua famiglia universale ed eterna.

Nella preghiera recuperiamo la responsabilità della nostra missione, si riaccende il movente, si rinvigoriscono le forze.

La nostra capacità profetica sta nella fede in un Dio presente anche quando non lo sentiamo e di un Dio altro anche quando lo avvertiamo. Un Dio che ci guida nel bene e ci fa custodi gli uni degli altri e del suo giardino.

In questo tempo pasquale, chiediamo al Signore di essere fedeli alla nostra missione verso la creazione e i fratelli anche attraverso la cura del «clima che è un bene comune, di tutti e per tutti». (LS 23)

+ Claudio Cipolla, vescovo

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