400 anni dalla nascita di san Gregorio Barbarigo – Assemblea dei presbiteri

18-09-2025

400 ANNI DALLA NASCITA DI SAN GREGORIO BARBARIGO

Giovedì 18 settembre 2025

Padova, basilica Cattedrale

Omelia

Ogni giorno, anzi più volte al giorno, a titolo personale e a nome di tutti gli uomini e le donne, in comunione con tanti fratelli e sorelle cristiani eleviamo al Signore un accorato appello: “O Dio, vieni a salvarmi”, a cui si aggiunge l’invocazione: “Signore, vieni presto in mio aiuto”.

È una implorazione con la quale la Chiesa esprime la consapevolezza della sua debolezza e della sua fragilità. È anche “una professione di fede” che esprime la necessità della creatura umana e in particolare dei fedeli di riferirsi concretamente al Signore.

Dopo 10 anni di servizio episcopale, 45 di ministero presbiterale, 46 di diaconato, questa invocazione esprime anche la mia personale consapevolezza: il Signore “mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me”; nei segni di stima, di affetto, di riconoscenza, ho visto riflesse le tante cose buone che mai avrei pensato di poter realizzare con le mie sole forze. Non mi riferisco alla dimensione sacramentale soltanto ma anche a quelle esperienze umane che sono giunte tramite il mio ministero come segno di Gesù e della sua vicinanza a tutti. Penso alle decisioni in campo amministrativo – un padre deve fare anche questo –, alle esposizioni di fronte ai mezzi di comunicazione, alla fatica di rappresentare il volto della Chiesa in situazioni di scandalo, alla scelta, tra le tante possibili, di una strada pastorale.

In 10 anni di ministero tra voi penso anche di avere accumulato pensieri, parole, opere e omissioni che hanno potuto ferire varie persone, di aver assunto decisioni che, magari, hanno disturbato qualcuno, di aver acceso attese e speranze che domandano tempo e pazienza per realizzarsi. In questa occasione chiedo al Signore che sia lui a rimediare, venendo in mio aiuto per portare a compimento l’opera che ha iniziato.

15 anni fa durante un’esperienza formativa sono andato con un gruppo di giovani a Palermo e con loro ho visitato il centro di accoglienza per immigrati promosso da Biagio Conte. All’ingresso del centro campeggia la scritta: “Il Signore fino ad oggi ci ha soccorso”. Quella frase mi ha subito sorpreso anche se, sul momento, non sapevo legarla alla mia vita.

Ho cercato e l’ho trovata in 1 Samuele 7, dove si racconta degli Israeliti, minacciati e spaventati dai Filistei, che erano fortemente scoraggiati. Il profeta Samuele ha convocato il popolo per la preghiera ed il Signore ha manifestato la sua potenza liberandoli dall’assedio dei Filistei. Posero allora una pietra con scritto: “Il Signore fin qui ci ha soccorso”.

In tante circostanze, in seguito, mi sono appoggiato a questa antica espressione di fede: quando ho accettato di vivere le mie fatiche di parroco e poi quando ho accolto la chiamata a diventare vescovo. Ma anche guardando al cammino fatto insieme, ho potuto constatare tanti risultati positivi raggiunti dalla nostra Chiesa, non da ultimo la celebrazione del sinodo.

D’altronde sono sempre stato consapevole che il Signore non mi avrebbe lasciato solo e di poter contare, oltre che sull’aiuto della sua Grazia, sulla collaborazione di tutti voi, presbiteri, diaconi, persone consacrate e tanti uomini e donne che il Signore ha continuato a chiamare al servizio, a nome della Chiesa.

Certi percorsi possono essere intrapresi solo partendo da quella fiducia e da quella speranza che vengono dal Signore e che la storia ha fatto crescere in noi e che la vicinanza e comunione con i fratelli e le sorelle continuamente alimentano. La solitudine e l’isolamento rispetto ai nostri parrocchiani sono d’altronde lamentazioni tra le più ricorrenti, come per un vescovo l’esperienza della distanza di preti o di diaconi. Ma, nonostante le nostre fatiche, se devo tirare le somme degli anni condivisi, il segno è positivo. Lo dico a partire da me ma sono certo che sia così per tutti noi: la somma è positiva perché i nostri percorsi di vita sono stati tracciati dal Signore che, nonostante le nostre disobbedienze e i nostri peccati, ci ha condotti fino a qui e noi ci siamo.

Dunque anche come Chiesa locale possiamo dire: “Finora il Signore ci ha soccorso”. Questa ricorrenza che celebra il IV centenario della nascita san Gregorio Barbarigo ci indica delle pietre miliari sulle quali è scritta la nostra fede nel soccorso del Signore. Il gesto di venerazione ed onore che compiremo è riconoscimento dell’azione del Signore in Gregorio, per noi. A nome di tutti, con l’incenso e con il canto, mi porterò presso l’altare di San Gregorio, una delle pietre miliari della storia che il Signore ha intrecciato con noi. Senza nostri meriti il Signore, 400 anni fa, come oggi, ha fatto il dono di Gregorio. La nostra Diocesi poi lo ha ricevuto come dono quando, trasferito da Bergamo, è diventato vescovo di Padova. Alla luce di questo evento di Grazia, rileggiamo la vita e la testimonianza di tanti uomini e donne che il Signore ha donato alla sua Chiesa, di tante altre pietre: non tutti famosi e conosciuti ma un numero immenso di santi e beati, di venerabili e di ignoti cristiani, fedeli servitori del Vangelo.

Come non essere riconoscenti al Signore? E Come tessere le lodi di Dio e insegnare al nostro cuore un canto grato e nuovo per i doni ricevuti?

La nostra esperienza di Chiesa oggi naviga in “acque mosse”, quindi vive e capaci di dare vita. Sono più faticose di quelle tranquille o ferme ma finora il Signore ci ha soccorso: proseguiamo quindi fiduciosi il nostro viaggio verso quegli orizzonti evangelici che ci sono stati promessi.

Stiamo assistendo tutti ad una stagione di cambiamenti tumultuosi della società. Sono cambiamenti radicali che destabilizzano al punto che alcuni noi ne sono scoraggiati. Le variazioni riguardano il modo di interpretare la realtà mandando in crisi i principi etici che ci hanno finora sostenuto.

Per un verso, sono frutto di acquisizioni e miglioramenti di civiltà, per un altro verso di accentuazione e sfruttamento di disuguaglianze a tutti i livelli, anche a livello internazionale. La disponibilità di risorse tecniche e scientifiche ci permette di trasformare ogni cosa che passa per le nostre mani: bombe, droni, testate nucleari e sempre più sofisticati armamenti; pensiamo all’aumento dei costi per gli armamenti.

L’incidenza sulla vita privata da parte del grande commercio che finisce per determinare i gusti, le sensibilità delle persone modificando i desideri di acquisto; l’uso dell’intelligenza artificiale, la capacità di generare la vita anche senza ricorrere alle persone umane, la soppressione della vita umana, anche a discrezione della volontà del singolo. E poi cambiamenti climatici, speculazioni finanziarie, il crescente potere di paesi emergenti come Cina o India, dove accanto ad immensi poteri economici convivono estreme povertà.

La storia, come ai tempi della torre di Babele, ci ha condotti in mezzo a stravolgenti, disordinati e irrefrenabili mutamenti.

E noi?

Non possiamo certamente restare insensibili, né possiamo trincerarci su linee difensive rinchiudendoci nelle nostre “cose”, non possiamo nemmeno cedere alla depressione o alla tentazione di rinunciare a vivere dentro questa storia.

Anche noi, come san Gregorio Barbarigo, siamo dono di Dio per questo tempo: un piccolo dono, forse insufficiente e inadeguato, ma posto nelle sue mani. Anche noi abbiamo ricevuto una vocazione e una missione per questa nostra società e questo nostro tempo. Non possiamo bloccarci presso le nostre acque tranquille, anche se è bene ricordare quel momento interiore quando ci siamo sentiti chiamati da lui e ci siamo affidati completamente a Lui. Allora avevamo il sorriso sul viso e nel cuore la pace. Allora 50 anni fa, 25 anni fa… qualche mese fa, abbiamo incontrato la luce per la nostra vita. Oggi siamo di nuovo chiamati con quel sorriso e quella pace ad abitare un torrente più difficile rispetto agli scorsi decenni: è la nostra missione! È utile ricordare che i tempi del Barbarigo non erano più facili dei nostri. Ha dovuto sostenere controversie ferocissime con gruppi di religiosi e di religiose, con devoti e mistici, con presbiteri adulterini e truffaldini, con mentalità vecchie e ormai lontane dalla testimonianza evangelica. Era ossessionato dal dovere di portare la sua Chiesa su strade coerenti con il Vangelo, illuminate dal Concilio di Trento e dalle sollecitazioni teologiche d’oltralpe che interpretavano la sua sensibilissima e scrupolosa coscienza.

Anche noi quindi dobbiamo fare la nostra parte e scendere lungo questo torrente dalle acque agitate e forse mai del tutto esplorate.

Uno spazio importante è assegnato a chi è avanti negli anni rispetto a chi è più giovane: siamo debitori di buon esempio verso i più giovani, a chi ha 5, 20, 50 anni meno di noi. Un esempio non di carattere solo morale ma soprattutto spirituale. Siamo debitori di una testimonianza umile e silenziosa, forte e sicura.

La pace e la gioia del cuore, la fede nel Signore e nella sua presenza, la libertà di stare con cuore indiviso con i fratelli e le sorelle che non abbiamo scelto ma che la vita ci ha posto accanto, la carità soprattutto di stare vicino a quanti sono più in difficoltà, gratuitamente: questi sono i nostri tratti ministeriali.

Andiamo allora insieme davanti a quella pietra miliare costituita dalla reliquia di san Gregorio Barbarigo, per rinnovare insieme la nostra fiducia nel Signore. Lui fino ad oggi ci ha soccorso e, ne siamo certi, continuerà a farlo

+ Claudio Cipolla

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