Da sempre l’uomo comprende se stesso e si relaziona al mondo a partire dalla coscienza della morte, cioè dalla sua condizione mortale. L’Occidente tanto pagano che cristiano ha sviluppato il pensiero a partire dalla certezza della morte. Ma oggi, in quella che i sociologi chiamano società post-mortale, società insofferente dei limiti e di quel limite radicale che è la morte, società caratterizzata dalla volontà di vincere la morte con la tecnica, di farla indietreggiare intervenendo sulle sue cause e modificandone le frontiere per prolungare il più possibile la vita, si delinea lo scenario di un uomo che può pensarsi a-mortale, cioè, capace di prolungare indefinitamente la sua vita. Se questo è possibile grazie ai fenomeni che hanno segnato la storia della morte in Occidente, ovvero la sua de-simbolizzazione, la sua de-costruzione medico-scientifica e la sua privatizzazione, c’è da chiedersi che ne è e che ne sarà dell’uomo e della sua paideia, da sempre fondata sulla certezza della morte come limite della vita. Occorre oggi una nuova valorizzazione del limite (e dunque della fragilità, della vulnerabilità e della caducità) come categoria costitutiva dell’umano. Il limite, infatti, non è ostacolo alla compiutezza umana, ma confine che definisce il perimetro dell’umanità assegnandole forma e bellezza.
Se ne parlerà domenica 17 maggio a partire dalle ore 20.45 nella chiesa di San Francesco Grande in via san Francesco 118 a Padova con Luciano Manicardi (monaco) e il coro della Nova Symphonia Patavina.
In collaborazione con: Parrocchia di San Francesco Grande, Comune di Padova
Informazioni: https://www.festivalbiblico.it/edizione/festival-biblico/2026/
