Don Lino Giacomazzo è tornato al Padre

lunedì 23 dicembre alle 10.30 le esequie nella basilica del Carmine a Padova

Giovedì 19 dicembre 2019, è mancato don Lino Giacomazzo. Le esequie verranno celebrate lunedì 23 dicembre alle ore 10.30 nella chiesa del Carmine.

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Don Lino nacque il 26 luglio 1927 a San Giorgio delle Pertiche da una famiglia di affittuari poi divenuti proprietari della loro terra a prezzo di grossi sacrifici. In effetti, il suo stile di vita rimase frugale, con poche concessioni alle comodità e tanto meno al lusso.

Dopo aver vissuto il Seminario Minore negli anni faticosi e poveri della guerra (da lui spesso ricordati, assieme al pane che, comunque, non mancava mai) fu ordinato presbitero il 6 luglio 1952. Dopo due mesi fu inviato come prefetto nel Seminario Minore e l’anno successivo fu nominato cooperatore nella parrocchia cittadina di Cristo Re, dove rimase per un breve periodo. Don Lino ricordava sempre con nostalgia e gratitudine la sua prima e unica esperienza come vicario nella parrocchia di Cristo Re, vissuta con grande intensità e passione, maturando verso la pastorale giovanile una spiccata sensibilità che non lo avrebbe più abbandonato neanche negli anni della maturità e della vecchiaia.

Fu poi inviato nel gennaio 1954 al Collegio Vescovile di Este, in qualità di vicerettore. Successivamente collaborò con l’economato del Seminario Maggiore, impegnandosi a seguire la tipografia del Seminario, dopo la morte di mons. Bellini. Incarico, questo, che gli diede modo di lavorare anche come assistente vicariale dei giovani di Azione cattolica.

Dopo cinque anni, nell’ottobre 1959, fu mandato nella parrocchia degli Eremitani, in Padova, prima come vicario adiutore e poi come parroco, in una comunità piccola, ma viva e vivace.

Nel 1966 diventò assistente diocesano della Gioventù femminile di Azione cattolica in un tempo di grandi mutamenti e discussioni ai quali rispose attraverso una serie infinita di contatti, incontri e visite serali ai gruppi, sostenuto dalla presenza e dal lavoro di don Alfredo Magarotto e don Danilo Serena.

Nel gennaio 1972 divenne parroco del Carmine, in Padova (e giunse pure la nomina a Cappellano di Sua Santità). Fu vicario foraneo del vicariato urbano di Santa Maria Assunta, successivamente vicario del vicariato della Cattedrale (1980-1984, a seguito della fusione dei due vicariati del centro storico). Nel 1985 entrò nel consiglio di amministrazione dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero.

Nella parrocchia del Carmine, dove rimase per 38 anni, diede fondo a tutte le sue energie senza risparmio, senza pensare a se stesso e senza prendersi un solo giorno di ferie al di fuori delle gite e dei pellegrinaggi parrocchiali, accompagnato da una salute più che buona e conservata a lungo. Manifestò una grande attenzione alla catechesi, alla pastorale e ai giovani, pur lasciando spazio ai collaboratori cui dava consigli e suggerimenti appassionati (non mancava mai di fare una visita nel Centro parrocchiale. Ogni giorno recitava tre rosari: uno per le sue intenzioni, uno per la parrocchia e uno per i giovani della parrocchia). Diede esempio di vita spirituale, anche perché, come ricordava, «la pastorale si fa prima di tutto in ginocchio». Dopo aver risanato le risorse economiche della parrocchia, dalla fine degli anni Settanta rinnovò tutto il complesso parrocchiale con il restauro del chiostro, degli affreschi della Scoletta e il consolidamento della facciata interna ed esterna della Basilica; vi fu poi il restauro delle pareti e della volta (con il ritrovamento di una serie di affreschi cinquecenteschi), del campanile e della Sala del Capitolo. Si occupò della scuola materna (sistemazione delle aule e appartamento delle suore) e del centro parrocchiale, dotandolo di impianti sportivi moderni. Ci fu, poi, la costruzione della nuova canonica e la concessione della precedente alla Caritas diocesana per l’accoglienza di persone senza fissa dimora. 150 numeri del bollettino All’ombra del Cupolone raccontano la «storia variegata» della comunità del Carmine e del suo pastore. 

Dal 1960 al 1991 don Lino fu anche insegnante di religione presso l’istituto magistrale “Duca d’Aosta”, dove lasciò un segno profondo, come testimoniavano le relazioni di stima conservate nel tempo.

Nel luglio del 2009 don Lino concluse il suo incarico al Carmine, in occasione della Festa dei Lumini e ritirandosi presso la Casa del Clero. L’anno successivo, per qualche mese, fu amministratore parrocchiale di Montegalda nel passaggio tra don Dino Zuliani e don Silvano Silvestrin. Nel 2011 diede alle stampe un elegante volumetto dal titolo: In servizio alla Chiesa del Signore che è in Padova, dove raccontò tratti di storia personale, incontri, figure significative e collaboratori, con qualche particolare curioso, come quando nel 1982, ebbe l’incarico di accogliere Giovanni Paolo II in piazza Cavour per l’omaggio alla Madonna dei Noli. Tra la fine del 2012 e la Pasqua del 2013 si prese cura della comunità di Curtarolo, prima che don Lorenzo Donà vi entrasse come parroco.

A seguito di una caduta, nel 2013 si ritirò all’Opera della Provvidenza di Sarmeola, seguito con generosità dalla sorella Maria che lo aveva accompagnato inizialmente anche in canonica. A Sarmeola la morte lo ha colto nel primo mattino del 19 dicembre 2019. 

Le esequie saranno celebrate dal vescovo Claudio lunedì 23 dicembre al Carmine, in Padova, alle ore 10.30. La salma proseguirà poi il cimitero di San Giorgio delle Pertiche (Pd).

«Lo stato d’animo coglie l’interrogativo sul compimento del proprio dovere di parroco e pastore. Negligenze, limiti, omissioni, volontarie o no, davanti al Signore sono registrate. Ne dovrò rendere conto e con umiltà chiedere perdono, come pure implorare compassione a tutti i fedeli del Carmine. Sgorga pure, intenso, il canto della riconoscenza. Nel lungo cammino di servizio, molteplici furono le attività, le iniziative vissute, le realizzazioni portate a termine. Il tutto va ascritto alla potenza dello Spirito Santo: personalmente, non fui che un semplice strumento a sua disposizione. Ad assistermi in ogni attività non poteva esserci che Maria: come madre, mi ha sostenuto nella salute, mi ha dato slancio nelle difficoltà spirituali e morali, ha corrisposto in tutto alla mia fiducia illimitata. Alla sua scuola esplode il canto della riconoscenza a Dio Padre, a Cristo Gesù: “L’anima mia glorifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio… grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, e Santo è il Suo nome”.Ricordare e rivivere questo ampio arco di tempo vissuto insieme, nello spirito di famiglia, provoca in me un impegnativo dovere di riconoscenza al Signore e a tutti i fedeli del Carmine. Ogni sera in basilica, a porte chiuse, imploro su tutte le famiglie la benedizione del Signore» (11.10.2009).