L’Ordo Viduarum è formato dalle vedove che emettono liberamente e in forma definitiva il proposito di permanere per sempre nella condizione vedovile e che, dopo un cammino di formazione e discernimento di qualche anno, vengono consacrate a Dio mediante il rito liturgico approvato dal proprio vescovo, per aderire ad una forma di vita nella quale vivere più profondamente la consacrazione battesimale, la confermazione, come pure la vocazione coniugale, come «partecipazione al mistero dell’unità e dell’amore fecondo tra Cristo e la Chiesa» (LG 11), acquisendo così una peculiare identità nella Chiesa.

Possiamo descrivere la vita della vedova consacrata come testimonianza di un’esperienza gioiosa di incontro con il Risorto come quello al sepolcro vuoto che oggi come allora spalanca la strada ad un oltre, ad una vita e ad un amore per sempre da annunciare al mondo.

Cenni storici

La figura della vedova è stata sempre oggetto di attenzione dalla Sacre Scritture.

L’Antico Testamento ci ha consegnato la memoria di vedove che son rimaste anche nella tradizione cristiana dei paradigmi immortali, come la vedova di Sarepta (1Re 17, 7-16), Giuditta, Rut, che è presente anche nella genealogia di Gesù, per citare solo le più note. Così anche il Nuovo Testamento ne dà ampia testimonianza a partire da Anna di Gerusalemme, figlia di Fanuele, vedova e profetessa, votata alla preghiera e al servizio fedele nel tempio, dove, guidata dallo Spirito, accolse col vecchio Simeone il piccolo Gesù presentato da Maria e Giuseppe (Lc 2, 22-40). Paradigmi immortali sono anche la vedova di Nain (Lc 7,11-17), la vedova dell’obolo (Lc 21, 1-4), la vedova insistente (Lc 18, 1-8), segno della forza della preghiera di intercessione.

Le prime avvisaglie della presenza attiva delle vedove nella Chiesa apostolica, soprattutto nell’ambito della preghiera e della carità, le troviamo nella prima Lettera a Timoteo di S. Paolo (1Tm 5,3-16) dove sono menzionate le vedove catalogate, cioè inserite nel Catalogo della Chiesa nel quale si era ammesse se si possedeva particolari requisiti, fra i quali la testimonianza costante di opere di carità.

Ignazio di Antiochia, Tertulliano, Policarpo danno testimonianza dell’esistenza di queste vedove attive nella Chiesa, infatti la presenza di un vero ordine delle vedove risale fra la fine del II e il III secolo dopo Cristo. Anche i documenti di quel periodo o immediatamente successivi ne danno testimonianza, come la Traditio Apostolica, la Didascalia Apostolorum e i successivi.

Tutto questo dimostra che la vedovanza, vissuta nel proposito della castità perpetua, è ritenuta un prezioso dono per la Chiesa che la considera infatti uno stato ufficiale di vita riconosciuto e organizzato nell’Ordo Viduarum.

In questi secoli della Chiesa antica le vedove professe si dedicano soprattutto alle donne, visitano a casa le inferme, organizzano la preghiera nell’ambito domestico, sono di aiuto al presbitero durante l’amministrazione del battesimo che, avvenendo per immersione, richiedeva l’assistenza di una donna che cospargesse di olio le neofite e le copriva con pudore, prima e dopo l’immersione nella vasca battesimale. Non hanno incarichi liturgici, ma punto fondamentale della loro missione è il servizio della preghiera e la diaconia della carità. Vivono sole nelle proprie case, prestando un servizio umile e fedele alla Chiesa.

Un documento molto importante che riguarda il rito di consacrazione delle vedove è contenuto nel pontificale romano-germanico (X sec.), dal titolo Consecratio viduae quae fuerit castitatem professa, rito che ebbe ampia diffusione in Occidente e soprattutto a Roma e fu celebrato fino alla scomparsa dell’Ordine, il cui declino era iniziato molto prima a causa della diffusione della vita monastica e la proibizione della Chiesa rivolta sia alle vergini che alle vedove di vivere nel mondo nelle proprie case.

Il Concilio Vaticano II, che è tornato alla purezza delle origini della Chiesa, ha ripristinato il Diaconato e l’Ordo Virginum. Infatti nel 1970 il rito di consacrazione delle vergini ha ricevuto il riconoscimento apostolico ed è stato esteso a tutta la Chiesa universale con la ricostituzione dell’antico Ordo Virginum.

L’Ordo Viduarum, ha visto sin dalla fine del secolo scorso la nascita di numerosi ordini diocesani delle vedove, mostrando così la vitalità spirituale dell’antico cammino di consacrazione vedovile.

San Giovanni Paolo II nella esortazione apostolica post sinodale Vita Consecrata (25 marzo 1996) ha preso atto della fioritura nel periodo postconciliare di questa antica forma di vita consacrata e le ha dato un riconoscimento ufficiale nell’art. 7 di Vita Consecrata, ponendola accanto all’ordine delle vergini e agli eremiti.

L’articolo 7 così recita: «È motivo di gioia e di speranza vedere che […] torna oggi ad essere praticata anche la consacrazione delle vedove, nota sin dai tempi apostolici (cfr.1 Tim 5,5.9-10;1 Cor 7,8), nonché quella dei vedovi. Queste persone, mediante il voto di castità perpetua quale segno del Regno di Dio, consacrano la loro condizione per dedicarsi alla preghiera e al servizio della Chiesa».