{"id":17069,"date":"2024-05-24T10:53:26","date_gmt":"2024-05-24T08:53:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesipadova.it\/newwebsite\/2024\/05\/24\/mamma-ia\/"},"modified":"2024-05-24T10:53:26","modified_gmt":"2024-05-24T08:53:26","slug":"mamma-ia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesipadova.it\/newwebsite\/2024\/05\/24\/mamma-ia\/","title":{"rendered":"MAMMA IA"},"content":{"rendered":"<div class=\"subtitle\">\n<div class=\"field field-name-field-subtitle field-type-text field-label-hidden\">\n<div class=\"field-items\">\n<div class=\"field-item even\">L\u2019intelligenza artificiale fa ormai parte integrante della nostra vita, ma ne siamo poco coscienti. Il rischio \u00e8 che le ineguagliabili opportunit\u00e0 che essa ci apre nascondano le insidie di una tecnologia potentissima, invasiva e molto poco regolata.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div class=\"info-detail\"><span class=\"date\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-xs-10 col-xs-offset-1\">\n<div class=\"body\">\n<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden\">\n<div class=\"field-items\">\n<div class=\"field-item even\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Entro dal portone, la voce di Alexa mi fa sapere che \u00ab\u00e8 bello riaverti a casa\u00bb.<\/strong> Il saluto dell\u2019assistente digitale vocale di Amazon mi provoca irritazione: \u00e8 tardi e non ho niente in frigo. Mi consolo con una pizza ordinata su Just Eat, che arriver\u00e0 per le 20.30. Tempo di una doccia e di un po\u2019 di relax. Chiedo ad Alexa della musica tranquilla, lei rumina qualche secondo e inizia a inondare di note il soggiorno. Ne approfitto per controllare il mio conto online: la banca mi informa che questo mese ho speso 200 euro in pi\u00f9 dei clienti come me; poi consulto le notizie del giorno grazie a Google e tiro il fiato sui social media: uno dei miei 3.500 amici annuncia, in un diluvio di cuoricini e abbracci, che \u00e8 nato Mattia, ci sono due articoli che mi tengono incollata al video, mentre un post sponsorizzato consiglia, guarda caso, alle cinquantenni, miracolosi esercizi fisici ormonali invece di stressanti diete. Chiudo la serata in bellezza con una raccolta di film e serie tv, selezionata apposta per me da Netflix.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ne siamo poco consapevoli, ma l\u2019intelligenza artificiale (IA) \u00e8 gi\u00e0 tra noi. <\/strong>Sembra di vivere in un nuovo ecosistema, dove accanto alle cose di sempre si materializzano inedite \u00abpresenze\u00bb, che fanno le fusa alla porta di casa o ci cuciono addosso una vita su misura. Sappiamo che dovremmo vegliare sui nostri dati, ma tutto sommato accettiamo di cedere parti della nostra privacy pur di entrare in questo mondo affascinante e pieno di possibilit\u00e0. \u00abPi\u00f9 che il grande fratello sembra la grande madre \u2013 ironizza <strong>Adriano Pessina, ordinario di Filosofia morale all\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore di Milano, autore del libro <em>L\u2019essere Altrove<\/em>, ed. Mimesis<\/strong>, incontrato al Dies Academicus, della Facolt\u00e0 Teologica del Triveneto \u2013. La rivoluzione digitale, di cui l\u2019IA \u00e8 un aspetto importante, sta modificando profondamente la nostra esperienza quotidiana, perch\u00e9 ci immette in un nuovo ambiente culturale, che il filosofo Luciano Floridi ha definito \u201cinfosfera\u201d\u00bb. Un ambiente, cio\u00e8, in cui le tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione ci portano il mondo sul nostro display. \u00abSi tratta di tecnologie che influiscono sulle nostre scelte e decisioni, trasformandoci spesso in spettatori di una realt\u00e0 che sta altrove, come succede per esempio nelle relazioni sui social media, dove siamo presenti ma al contempo assenti, in compagnia ma soli, in connessione pi\u00f9 che in relazione\u00bb.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Imitatori inconsapevoli<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le intelligenze artificiali sono di vario tipo. <\/strong>Essenzialmente sono macchine o programmi in grado di imitare alcune caratteristiche dell\u2019intelligenza umana, possono imparare, raggiungere obiettivi, parlare, scrivere, selezionare, tradurre in varie lingue, mettersi in contatto con altri oggetti e servizi. E, a differenza di una qualsiasi macchina del passato, sono dotate di un certo grado di autonomia. Mentre un tempo il frigorifero era solo un elettrodomestico per conservare il cibo, oggi \u00e8 in grado di fare la spesa collegandosi al supermercato e basandosi sui dati dei gusti e delle scelte dei suoi padroni. Non \u00e8 frutto di magia, ma di una procedura di calcolo, chiamata algoritmo, capace di processare una grande mole di dati per arrivare a un risultato desiderato, grazie a una serie di istruzioni definite dai programmatori. Per esempio, nel caso del frigorifero l\u2019obiettivo \u00e8 quello di avere sempre alcuni cibi freschi in casa o, nel caso di una piattaforma di <em>food delivery<\/em>, di far arrivare la pizza a domicilio all\u2019orario stabilito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019interazione macchina-persona cos\u00ec stretta \u00e8 possibile per una serie di ragioni: innanzitutto perch\u00e9 internet \u00e8 utilizzato da tutti ed \u00e8 collegato a molti oggetti di uso comune, poi perch\u00e9 gli algoritmi, questi rastrellatori ed elaboratori di dati, sono sempre pi\u00f9 raffinati e, infine, perch\u00e9 viviamo nella societ\u00e0 dei <em>big data<\/em>. <strong>Qualsiasi azione facciamo, una ricerca su Google, un acquisto con carta, un post sui social lascia dietro di noi una scia di dati \u2013 chi siamo, che gusti abbiamo, dove siamo andati, che cosa abbiamo comprato o mangiato, che opinione abbiamo su un dato fatto \u2013 che vengono profilati e utilizzati da chi ha un interesse. <\/strong>Per esempio, da chi sta cercando cinquantenni salutiste per vender loro un nuovo programma di fitness, in una data zona. Internet, gli algoritmi e un\u2019enorme disponibilit\u00e0 di dati sono i fattori che hanno fatto fare passi da gigante a questa tecnologia, che di per s\u00e9 \u00e8 stata concepita negli anni \u201930 grazie al matematico Alan Turing, il quale per la prima volta teorizz\u00f2 i due oggetti matematici alla base della rivoluzione digitale di oggi: la macchina e il software. I progenitori della tecnologia che ha reso ricchi e famosi i colossi tecnologici della Silicon Valley.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nome \u00abintelligenza artificiale\u00bb per la verit\u00e0 \u00e8 fuorviante, perch\u00e9 induce a pensare che si tratti di un\u2019intelligenza sovrapponibile a quella umana: \u00abIn realt\u00e0 \u00e8 molto diversa \u2013 spiega il professore \u2013. La macchina usa la capacit\u00e0 sintattica, mette cio\u00e8 una parola dietro l\u2019altra, secondo un ordine, cio\u00e8 un algoritmo, stabilito dal programmatore, ma non sa che cosa sta facendo e perch\u00e9; l\u2019intelligenza umana invece \u00e8 semantica, ovvero non ha bisogno di alcun algoritmo per raggiungere l\u2019obiettivo: \u00e8 capace da s\u00e9 di capire che cosa sta facendo, perch\u00e9 lo sta facendo e che significato ha la sua azione\u00bb. <strong>L\u2019intelligenza artificiale quindi mima l\u2019intelligenza umana, ma ne \u00e8 solo una rappresentazione, \u00abnon \u00e8 cosciente, non comprende, non prova sentimenti\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio eloquente \u00e8 <strong>ChatGpt, sviluppato da OpenAI<\/strong>, una tecnologia che ha destato la meraviglia e la preoccupazione di molti quando \u00e8 stata accessibile a tutti, lo scorso novembre. Si tratta di un prototipo evoluto di chatbot, ovvero di <strong>un programma che simula le conversazioni umane, basato sull\u2019intelligenza artificiale e il <em>machine learning<\/em><\/strong>. Il programma \u00e8 in grado di rispondere a qualsiasi domanda, di scrivere articoli e persino poesie, di elaborare curriculum e tesine, di fare traduzioni, di scrivere codici di programmazione grazie a una enorme mole di dati che si incrementano di continuo attraverso la Rete, migliorando la sua performance. La tecnologia \u00e8 pi\u00f9 raffinata, ma il concetto di base non cambia: \u00abLa macchina, semplificando al massimo, mette una parola dietro l\u2019altra, perch\u00e9 segue delle istruzioni \u2013 conferma Pessina \u2013, ma non comprende assolutamente il senso del suo scritto; pu\u00f2 scrivere libri, ma non sa cos\u2019\u00e8 un libro\u00bb. Il risultato finale, per\u00f2, \u00e8 impressionante, perch\u00e9 si \u00e8 di fronte a una macchina che genera un testo autonomamente da un semplice suggerimento umano, proprio come fosse uno scrittore in carne e ossa. \u00c8 normale chiedersi se un giorno sostituir\u00e0 traduttori e giornalisti, se far\u00e0 i temi al posto dei nostri figli o render\u00e0 obsoleti i programmatori.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">L\u2019altra faccia della comodit\u00e0<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le caratteristiche umane mimate dall\u2019intelligenza artificiale in effetti non sono neutre, ma hanno un impatto rilevante sulla nostra vita. Un impatto a pi\u00f9 livelli, a volte inimmaginabile.\u00a0Innanzitutto, espongono a rischi imprevedibili, come nessuna tecnologia prima d\u2019ora: \u00abPer ognuno di noi le tecnologie sono comode e familiari \u2013 spiega il professore \u2013, ma sappiamo poco di come funzionano. <strong>La grande quantit\u00e0 di dati che noi stessi cediamo usando tecnologie all\u2019apparenza gratuite, ci rende fragili e trasparenti in un modo che difficilmente riusciamo a controllare<\/strong>\u00bb. L\u2019altro risvolto possibile \u00e8 una progressiva perdita di autonomia, perch\u00e9 le macchine intelligenti possono sostituirci in molti modi: \u00abNoi siamo disponibili a cedere la nostra autonomia ogni volta che ci sembra che in questo modo venga garantito il nostro benessere individuale. In realt\u00e0, l\u2019autonomia esiste solo se c\u2019\u00e8 responsabilit\u00e0 e relazione con gli altri. <strong>Nessuna tecnologia pu\u00f2 sostituirci nel compito, non facile, del prendersi cura delle persone, della vita e persino del mondo in cui viviamo<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un\u2019altra tendenza \u00e8 quella di affidarci ai risultati ottenuti attraverso l\u2019intelligenza artificiale come se l\u2019esattezza di calcolo fosse una garanzia<\/strong>. \u00ab<strong>Esatto non vuol dire vero<\/strong> \u2013 specifica il professore \u2013. I nuovi sistemi pescano i dati da molte fonti, ma chi pu\u00f2 controllare l\u2019autorevolezza e la sicurezza di quelle fonti? Chi ha elaborato e con quali fini l\u2019algoritmo che porta a un dato risultato?\u00bb. Una macchina intelligente pu\u00f2, per esempio, fare una diagnosi meglio di qualsiasi medico, perch\u00e9 ha a disposizione una mole impressionante di diagnosi precedenti e pu\u00f2 eseguire un compito infinite volte, senza stancarsi e senza errori; ma se i dati di partenza non sono esatti o se l\u2019algoritmo che porta alla diagnosi ha delle istruzioni che favoriscono, per esempio, le assicurazioni sanitarie, il risultato \u00e8 esatto dal punto di vista del calcolo, ma \u00e8 sbagliato e addirittura truffaldino dal punto di vista della realt\u00e0 e dell\u2019etica. Un altro esempio che pu\u00f2 accadere a ciascuno di noi \u00e8 quello relativo alla richiesta di un prestito in banca; se la banca usasse come unico parametro le decisioni asettiche dell\u2019algoritmo, senza considerare altre variabili umane, come per esempio il valore intrinseco del progetto per cui chiediamo il prestito, potremmo rischiare di non aver accesso al credito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 l\u2019unico rischio personale. <strong>L\u2019intelligenza artificiale, se usata senza controllo e spirito critico, pu\u00f2 addirittura standardizzarci e renderci sempre pi\u00f9 prevedibili<\/strong>. Un effetto che stiamo gi\u00e0 notando nei social media. Gli algoritmi che governano i social non hanno come scopo l\u2019accrescimento della nostra conoscenza, ma l\u2019aumento dei click e quindi degli introiti pubblicitari. Ci\u00f2 fa in modo che i contenuti che ci vengono proposti siano il pi\u00f9 possibile simili ai nostri gusti e ai nostri pregiudizi, per incentivarci a cliccarli. In questo modo finiamo in una gabbia autoreferenziale che polarizza le nostre posizioni, disabituandoci al confronto, dal quale solo nasce l\u2019accrescimento della conoscenza e la tolleranza. Ci\u00f2 ci rende pi\u00f9 prevedibili per l\u2019algoritmo, che cos\u00ec massimizza i risultati, \u00abma rischia di alimentare, per esempio, il razzismo, perch\u00e9 le posizioni estreme sono le pi\u00f9 prevedibili\u00bb conclude Pessina. Una tendenza che pu\u00f2 essere sfruttata anche in senso politico, diventando un rischio per la democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra i rischi per la collettivit\u00e0 creati da intelligenze artificiali poco trasparenti e poco regolate c\u2019\u00e8 quello di aggravare le diseguaglianze sociali<\/strong>. Un caso emblematico \u00e8 l\u2019uso degli algoritmi per la ricerca di manodopera nei Paesi in cui costa meno, innescando una guerra tra poveri che abbassa il costo del lavoro e l\u2019accesso ai diritti. L\u2019esempio pi\u00f9 vicino a noi \u00e8 quello dei rider che ci portano la pizza a casa nel tempo stabilito. A gestire il loro lavoro non \u00e8 un capo in carne e ossa, ma un algoritmo che assegna a ognuno un ranking, cio\u00e8 un punteggio, sulla base del quale smista le commesse. \u00abVince\u00bb chi \u00e8 pi\u00f9 veloce ed efficiente, in una sorta di cottimo digitale, che tende ad azzerare i diritti e ad assoggettare l\u2019uomo alla macchina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A complicare le cose \u00e8 la constatazione che <strong>i padroni del mondo digitale<\/strong>, quelli che posseggono sia le tecnologie sia i nostri dati, <strong>sono ampiamente rappresentati nei primi 10 posti nella classifica dei pi\u00f9 ricchi al mondo, stilata da \u00abForbes\u00bb<\/strong>: Elon Musk, AD di Tesla e proprietario di Twitter, Jeff Bezos, patron di Amazon, Bill Gates, fondatore di Microsoft, Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e oggi AD di Meta, Larry Page, fondatore di Google. \u00c8 abbastanza intuibile con quali criteri tali compagnie costruiscano gli algoritmi dei servizi digitali che utilizziamo ogni giorno. \u00abLa linfa vitale delle tecnologie \u00e8 l\u2019economia \u2013 esplicita Pessina \u2013, che tende a conservare lo status quo e ad aumentare i consumi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo mondo, quindi, \u00e8 anche il vecchio mondo che cambia pelle per rimanere com\u2019\u00e8, una situazione complessa che ha bisogno di tutta la nostra attenzione. \u00ab<strong>Non avrebbe senso pensare di fermare lo sviluppo tecnologico per i rischi che pu\u00f2 comportare<\/strong>, e non solo per i vantaggi che da esso derivano \u2013 argomenta Adriano Pessina \u2013. Ormai le persone sono gi\u00e0 parte di questa nuova dimensione. <strong>Ci\u00f2 che invece occorrerebbe \u00e8 il recupero del senso della comunit\u00e0 e della responsabilit\u00e0 politica che \u00e8 di ciascuno di noi<\/strong>\u00bb. Delegare ad altri o ad altro questi due aspetti fondamentali della vita sociale significa consegnarsi all\u2019indifferenza dell\u2019algoritmo, al puro calcolo. \u00abNe uscirebbe un essere umano \u201cdisincarnato\u201d, efficiente e procedurale, che tende a spostare nel digitale la maggior parte delle sue attivit\u00e0 e delle sue capacit\u00e0 di relazione, perdendo il senso della concretezza della sua condizione umana, che \u00e8 fatta comunque di \u201csudore e sangue\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rischi e opportunit\u00e0 a parte, il futuro degli esseri umani, anche nell\u2019era dell\u2019intelligenza artificiale, non \u00e8 ancora stato scritto. \u00abNon c\u2019\u00e8 un destino o un fato che ci sovrasta \u2013 afferma Adriano Pessina \u2013. <strong>Anche l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 un prodotto umano e come tale pu\u00f2 essere guidata<\/strong>\u00bb. Di fronte all\u2019ambivalenza del potere tecnologico abbiamo ancora la possibilit\u00e0 di scegliere in che mondo vogliamo vivere. \u00abOgnuno ha compiti e responsabilit\u00e0 proprie e quello che possiamo chiedere ai programmatori, ai legislatori, agli educatori e a tutti noi come fruitori \u00e8 differente. Tuttavia \u2013 conclude il professore \u2013 <strong>come singoli dovremmo evitare di chiuderci in gabbie volontarie e, soprattutto, di perdere lo spirito critico, abbagliati dalle comodit\u00e0<\/strong>. In questo momento storico abbiamo bisogno di un supplemento di intelligenza umana per essere all\u2019altezza dei nostri prodotti tecnologici\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Puoi leggere l&#8217;intero dossier e un approfondimento nel \u00abMessaggero di sant&#8217;Antonio\u00bb di aprile. Prova la <a href=\"https:\/\/messaggerosantantonio.it\/versione-digitale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">versione digitale<\/a> della rivista!<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/messaggerosantantonio.it\/content\/mamma-ia-0\">https:\/\/messaggerosantantonio.it\/content\/mamma-ia-0<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intelligenza artificiale fa ormai parte integrante della nostra vita, ma ne siamo poco coscienti. 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