{"id":1506,"date":"2010-08-17T16:55:00","date_gmt":"2010-08-17T14:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesipadova.it\/newwebsite\/2010\/08\/17\/diario-di-un-pellegrinaggio-in-turchia\/"},"modified":"2010-08-17T16:55:00","modified_gmt":"2010-08-17T14:55:00","slug":"diario-di-un-pellegrinaggio-in-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesipadova.it\/newwebsite\/diario-di-un-pellegrinaggio-in-turchia\/","title":{"rendered":"Diario di un pellegrinaggio in Turchia"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #800080\"><span style=\"font-family: Verdana\">Otto giorni in\u00a0Turchia\u00a0da\u00a0<strong>Smirne <\/strong>a <strong>Istanbul<\/strong>, passando per <strong>Efeso<\/strong>, <strong>Mileto<\/strong>, <strong>Gerapoli <\/strong>(ossia Pamukkale), <strong>Iconio <\/strong>(Konya), <strong>Antiochia sull&#39;Oronte <\/strong>. Ogni giorno a disfare e fare la valigia e cambiare albergo. Ed \u00e8 quello che fanno a migliaia i turisti in visita ad un paese affascinante e inquietante come la Turchia.\u00a0Ma per un gruppo di 21 persone (due preti e una religiosa, qualche nonno e nonna, sei insegnanti\u00a0di religione, un medico econ la moglie)\u00a0partite da Padova lo scorso luglio (13-20 luglio), non \u00e8 stato solo questo.<br \/>Di seguito\u00a0un<strong><em><span> piccolo\u00a0diario di viaggio <\/span><\/em><\/strong>stilato da <strong>mons.\u00a0Franco\u00a0Costa<\/strong>, vicario\u00a0episcopale per la catechesi della Diocesi di Padova, che ha guidato il pellegrinaggio.<\/span><br \/><\/span><br \/>\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: center\">\u00a0&#8212;&#8211; &#8212;&#8211; &#8212;&#8211;<\/div>\n<div>Programmaticamente ci siamo detti che \u00e8 importante non solo vedere e consumare, ma incontrare le persone, i cristiani specialmente che in quel paese vivono. Interessa conoscere pi\u00f9 a fondo il Paese che \u00e8 ponte fra Europa e Asia, che potrebbe diventare presto membro dell&#39;Unione Europea, la cui storia anche di questi ultimi anni \u00e8 segnata dal sangue di cristiani, sintomo di tensioni interne sicuramente non risolte anche nei confronti di altre minoranze (curdi, aleviti, armeni&#8230;). Volevamo insomma che il nostro viaggio si distinguesse dal consumismo ludico del turismo commerciale di massa per farne una esperienza culturale e spirituale che, in ciascuno, lasci il segno.<\/div>\n<div>\u00a0<\/p>\n<div><b><i><br \/><\/i><span style=\"font-size: small\"><i>A partire da Smirne e dal suo vescovo<\/i><\/span><\/b><\/div>\n<div><strong>L&#39;arcivescovo \u00e8 il frate cappuccino Ruggero Franceschini<\/strong>, predecessore a Iskenderun del vescovo assassinato il 3 giugno <strong>Luigi Padovese <\/strong>e ora amministratore apostolico di quello stesso vicariato. Non pu\u00f2 tacere le sofferenze degli ultimi cinque anni dei cristiani di Turchia: dall&#39;omicidio di don Andrea Santoro (5 febbraio 2006) e poi, a seguire, il ferimento dell&#39;anziano padre Fran\u00e7ois a Samsun e del superiore dei Cappuccini di Turchia p. Adriano, il crudele massacro di tre cristiani protestanti a Malatya, l&#39;uccisione del giornalista armeno Hrant Dink e ultima l&#39;uccisione del vescovo Luigi il 3 giugno 2010 a Iskenderun. Eppure &#8211; dice mons Franceschini &#8211; <span style=\"color: #800000\">&#8220;<em>anche questo \u00e8 per noi\u00a0cappuccini un periodo bello. Riscopriamo la forza della Croce<\/em>&#8221;. <\/span>Ci parlava nella piccola artistica con-cattedrale di Smirne dedicata al suo primo vescovo, il martire Policarpo (anno 165 dopo Cristo). E ripet\u00e9 le parole gridate nel Duomo di Milano, al funerale del vescovo Padovese: <span style=\"color: #800000\"><em>&#8220;Non lasciateci soli. Noi continuiamo a sperare nell&#39;aiuto delle diocesi italiane, un aiuto fatto di visite , di presenze volontarie, di ministri ordinati per formare di nuovo una chiesa di Turchia&#8221;<\/em><\/span>. Un grido che il vescovo Antonio ha fatto suo gi\u00e0 all&#39;indomani del funerale, invitando le comunit\u00e0 della diocesi di Padova ad assicurare non solo preghiere, anche pellegrinaggi.<\/div>\n<div>La Turchia \u00e8 la Terra santa della Chiesa, come la Palestina \u00e8 la Terra santa di Ges\u00f9. Perch\u00e9 l&#8217;evangelizzazione dell&#8217;Europa e della nostra penisola \u00e8 debitrice prima ancora di Aquileia, di quei primi missionari con Paolo partiti dalle comunit\u00e0 dell&#8217;Anatolia. L&#39;incontro con l&#39;arcivescovo di Smirne ha subito dato al nostro viaggio quello che doveva essere il suo significato: un pellegrinaggio sui luoghi della memoria delle origini cristiane e di testimoni straordinari anche oggi. <\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\"><br \/><\/span><\/p>\n<div><span style=\"font-size: small\"><b><i>Sui\u00a0passi di Paolo e di Giovanni<\/i><\/b><\/span>\u00a0<\/div>\n<div>Dopo una rapida visita della citt\u00e0 di <span style=\"color: #800000\"><strong>Smirne<\/strong><\/span>, modernamente ricostruita dopo il terribile devastante incendio del 1922, arriviamo presto a visitare le rovine dell&#39;antica <span style=\"color: #800000\"><strong>Efeso <\/strong><\/span>greco-romana e cristiana, la <span style=\"color: #800000\"><strong>basilica e la tomba intatta dell&#39;apostolo Giovanni<\/strong><\/span>, i resti solenni delle antiche sedi cristiane di <strong><span style=\"color: #800000\">Magnesia sul Meandro e di Mileto<\/span><\/strong>, il<span style=\"color: #800000\"><strong> tempio favoloso di Apollo a Didima<\/strong><\/span>. In quei luoghi si \u00e8\u00a0letto e riascoltato i racconti di Luca (<em>Atti degli apostoli<\/em>), i discorsi di Paolo e qualche pagina dell&#39;<em>Apocalisse<\/em> di san Giovanni. D&#39;ora in poi avvertiamo che la lettura di quelle pagine del Nuovo Testamento non sar\u00e0 pi\u00f9 come prima, le vicende di quelle antiche comunit\u00e0 sono eloquenti e profetiche per la chiesa e le comunit\u00e0 di oggi.<\/div>\n<div>Ce ne d\u00e0 conferma a Efeso il giovane Mesut, frate cappuccino turco e presbitero ordinato appena un paio di anni fa dal vescovo martire Luigi. Ci troviamo sulla piccola spianata in terra battuta accanto alla <span style=\"color: #800000\"><strong>Casa di Maria<\/strong> <\/span>(Meryem An\u00e0), all&#39;ombra di due alberi frondosi. Ci racconta della venerazione di quel luogo frequentatissimo anche dai musulmani, della custodia militare voluta dallo stato a protezione di quel luogo, del saio che pu\u00f2 indossare solo all&#39;interno di quello spazio (ove pubblicamente \u00e8 raccomandato un religioso silenzio). Parlano non solo le sue parole, ma i suoi occhi, la dolcezza del suo italiano appreso negli anni della formazione nella provincia emiliana dei Cappuccini, la sua presenza esile sotto il largo saio, e le sue parole bisbigliate sotto voce &#8230;<br \/>Le rovine e il paesaggio non bastano a parlare da soli: sulla <span style=\"color: #800000\"><strong>tomba di san Giovanni <\/strong><\/span>rinnoviamo le promesse del nostro battesimo, nel <span style=\"color: #800000\"><strong>teatro di Efeso <\/strong><\/span>ascoltiamo il racconto della rivolta degli argentieri contro Paolo, davanti alle rovine della <span style=\"color: #800000\"><strong>basilica di S. Maria in Efeso <\/strong><\/span>(sede del concilio del 431 che ha definito Maria &#8220;Madre di Dio&#8221;) proclamiamo il Credo, a <strong><span style=\"color: #800000\">Mileto, <\/span><\/strong>dinanzi al maestoso teatro, leggiamo il grande discorso di Paolo ai presbiteri della comunit\u00e0 di Efeso. Cos\u00ec come nei giorni a seguire ascolteremo di fronte agli <span style=\"color: #800000\"><strong>scavi maestosi di Laodicea<\/strong><\/span> la lettera dell&#39;Apocalisse a quella chiesa, ad<strong><span style=\"color: #800000\"> Antiochia di Pisidia <\/span><\/strong>il discorso magistrale di Paolo in quella sinagoga, a <span style=\"color: #800000\"><strong>Konya <\/strong><\/span>la narrazione della persecuzione contro di lui e Barnaba, e il prolungarsi della loro missione\u00a0nelle citt\u00e0 di Listra e Derbe.<\/div>\n<div>\u00a0<br \/>\u00a0<\/div>\n<div><span style=\"font-size: small\"><b><i>Turchia e UE: parlando con la guida<\/i><\/b><\/span><\/div>\n<div>In Turchia \u00e8 d&#39;obbligo\u00a0la presenza sul pullman di una guida patentata turca. La si ascolta e si parla su vari argomenti. Per esempio, sull&#39;ingresso della Turchia nell&#39;Unione Europea, evento da auspicare, diciamo noi, a certe condizioni. In primo luogo si vorrebbe che la Turchia si dia delle leggi che garantiscano una vera libert\u00e0 religiosa. La nostra guida reagisce bruscamente: il numero delle chiese aperte in Turchia (un centinaio e poco pi\u00f9) dimostra che<em> &#8220;la libert\u00e0 religiosa \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0 nel Paese&#8221;<\/em>. E del resto, dice, &#8220;<em>la Turchia \u00e8 da secoli Europea, come nel 1480 quando stava in Puglia (<\/em>lo ricordano ancora ogni anno a Otranto il 13 agosto!) <em>e fino al 1683 quando giunse fin sotto le mura di Vienna&#8221;.<\/em><\/div>\n<div>Questi due momenti storici secondo la storiografia che noi conosciamo non evocano vicende pacifiche e la citazione ci lascia allibiti. Non abbiamo ritenuto di proseguire o di toccare poi di nuovo quel tasto: non per disagio o per paura riguardo a noi, ma per il timore di recar danno e compromettere le persone e le piccole comunit\u00e0 che ci apprestiamo ancora a visitare. Delle guide in Turchia \u00e8 giusto aver stima senza pregiudizio. Ma la cultura dei diritti umani &#8211; come il diritto di manifestare e gestire liberamente la propria fede religiosa &#8211; domanda tempi e generazioni, istituzioni e leggi che si fanno ancora attendere&#8230; e che per certo avverranno, noi lo crediamo. Ha ragione il vescovo di Smirne che suggerisce: andando in Turchia,\u00a0<span style=\"color: #800000\"><em>&#8220;si richiedano guide che la chiesa stessa di Turchia ha cura di formare e promuovere&#8221;.<\/em><\/span><\/div>\n<div>\u00a0<br \/>\u00a0<\/div>\n<div><span style=\"font-size: small\"><b><i>Le piccole comunit\u00e0 cristiane<\/i><\/b><\/span><\/div>\n<div>Abbiamo fatto conoscenza di altre piccolissime comunit\u00e0 cattoliche: a <span style=\"color: #800000\"><strong>Konya <\/strong><\/span>dove vivono due suore italiane (temporaneamente assenti perch\u00e9 in Italia e momentaneamente sostituite da due monaci trentini che vivono in un minuscolo villaggio della Cappadocia); a <span style=\"color: #800000\"><strong>Tarso<\/strong><\/span>, nella comunit\u00e0 delle tre Figlie della chiesa italiane; ad <strong><span style=\"color: #800000\">Antiochia sull&#39;Oronte<\/span><\/strong>. A parte la parrocchia di Antiochia, in nessuna di quelle localit\u00e0 \u00e8 consentito a quei cristiani di parlare di\u00a0religione e di fede cristiana fuori della propria casa, di donare un libro\u00a0del vangelo e perfino di fare opere caritative: tutto ci\u00f2 ricadrebbe nella propaganda religiosa che la laicit\u00e0 com&#39;\u00e8 intesa in Turchia vieta. La loro \u00e8 una presenza silenziosa in pratica. Solo la loro vita, la benevolenza di cui sono circondati da parte dei vicini, lo stile delle loro relazioni sono &#8220;Vangelo&#8221;. Vi pare poco? Sembrano dire&#8230;<\/div>\n<div>\u00a0<br \/>\u00a0<\/div>\n<div><span style=\"font-size: small\"><b><i>La parrocchia di Antiochia<\/i><\/b><\/span>\u00a0<\/div>\n<div>La comunit\u00e0 cristiana di Antiochia fa eccezione per molti versi. Perch\u00e9 <span style=\"color: #800000\"><strong>Antiochia <\/strong><\/span>\u00e8 una citt\u00e0 cosmopolita fin dal millennio avanti Cristo; perch\u00e9 \u00e8 appartenuta alla Siria fino al 1939 con una significativa presenza cristiana (ortodossa ma non solo); perch\u00e9 non ha mai smarrito lungo i secoli la memoria di essere la citt\u00e0 dove i cristiani hanno cominciato ad essere chiamati cos\u00ec, citt\u00e0 per prima evangelizzata da anonimi ciprioti cristiani e poi da Barnaba, da Saulo di Tarso, da Pietro e da Luca, n\u00e9 si \u00e8 dimenticata di essere stata sede di una scuola teologica prestigiosa fin dal II-III secolo dopo Cristo e di aver dato i natali e la fede a santi Padri come Giovanni Crisostomo.<\/div>\n<div>Ad Antiochia l&#39;intraprendente <span style=\"color: #800000\"><em>padre cappuccino Domenico Bertogli<\/em><\/span> ha impostato una azione pastorale di grande respiro ecumenico, stringendo rapporti di collaborazione ecclesiale con la comunit\u00e0 ortodossa, spezzando anche per loro il pane della Parola e il Pane dell&#39;Eucaristia. Grazie alla generosa collaborazione del vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo, la <i>Latin Catholic Kilisesi <\/i>(chiesa latina cattolica)\u00a0ha potuto arricchirsi della <span style=\"color: #800000\"><strong>Casa San Luca <\/strong><\/span>e di una<span style=\"color: #800000\"><strong> piccola casa di spiritualit\u00e0<\/strong><\/span>, un complesso edilizio di non grandi dimensioni ma compatto e chiaramente identificabile che &#8211; mentre ospita due famiglie cristiane e alcuni giovani universitari cristiani, e pu\u00f2 offrire ospitalit\u00e0 a piccoli gruppi in autogestione &#8211; d\u00e0 una certa visibilit\u00e0 alla sede parrocchiale, negli angusti vicoli del centro storico. All&#39;interno di questo complesso la parrocchia pu\u00f2 assicurare indisturbata le sue attivit\u00e0 di evangelizzazione e di carit\u00e0. Al parroco \u00e8 data anche una guardia del corpo. Accettando questo servizio egli sa di essere ad un tempo custodito e controllato.<br \/>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div><span style=\"font-size: small\"><b><i>Qualche riflessione per concludere e rilanciare<\/i><\/b><\/span><\/div>\n<div>L&#39;esperienza di un pellegrinaggio in Turchia ha ricadute significative anzitutto nel vissuto spirituale personale, ma pu\u00f2 rifluire vantaggiosamente nella vita ecclesiale e nella temperie spirituale delle nostre comunit\u00e0 e aiuta a discernere riguardo a interrogativi che sono sulla bocca di tutti: \u00e8 bene o no, \u00e8 da augurarsi o no che si stabiliscano rapporti pi\u00f9 aperti e di libero scambio tra la Turchia e i paesi europei? Sono domande non oziose, stante la diffusa riluttanza nel nostro paese ad aprire le porte dell&#39;Europa alla Turchia.<\/div>\n<div>Il vescovo Luigi Padovese ha sempre creduto alla vocazione europea della Turchia e per questo traguardo si \u00e8 speso con tutte le sue risorse culturali e spirituali, pastore del dialogo e profeta di riconciliazione e di pace. Basti rileggere le sue conversazioni tenute in diocesi di Padova il 12 febbraio 2007 e il 26 maggio 2010.<\/div>\n<div>La vocazione della Turchia \u00e8 rivolta verso l&#39;Europa sia perch\u00e9 \u00e8 naturalmente ponte tra le culture e luogo di incontro e di dialogo tra popoli, come ha detto Benedetto XVI, sia in considerazione delle riforme dettate dal suo fondatore Ataturk e della sua Carta costituzionale. La Costituzione stabilisce che tutti i cittadini hanno gli stessi diritti e doveri, uomini e donne, indipendentemente dalla religione; il matrimonio \u00e8 monogamico; il potere politico e le leggi non attingono al Corano e alla <i>sharia<\/i>; l&#39;alfabeto voluto da Ataturk per quella lingua di varie ascendenze etniche e culturali nei suoni e fonemi, \u00e8 costruito con caratteri latini; la settimana riconosce un solo giorno festivo, la domenica&#8230; Sono caratteri della cultura e della societ\u00e0 che collocano la Turchia lontano da tutti gli altri paesi a maggioranza musulmana (Arabia saudita, Iran, i paesi del Magreb&#8230;).<\/div>\n<div>E soprattutto, per noi cristiani, la &#8220;Terra santa della Chiesa&#8221; \u00e8 bene sia visitata e frequentata: per favorire l&#39;incontro e la conoscenza dell&#39;occidente e delle sue radici cristiane, il dialogo tra cristiani e musulmani, il confronto tra diversi sistemi socio-istituzionali; in una parola, per dare forma al principio della laicit\u00e0 in senso positivo: non come esclusione della dimensione religiosa e di ogni manifestazione religiosa, ma come assetto che riconosce e garantisce la libert\u00e0 religiosa, nel rispetto della giusta autonomia delle realt\u00e0 temporali tra le quali in primis la comunit\u00e0 politica.<\/div>\n<div>In questo senso occorre riconoscere quanto bene la Turchia potrebbe ricevere dalla presenza sicuramente numerosa di turisti che provenendo dall&#39;Occidente europeo siano anche consapevolmente testimoni di quelle radici cristiane di cui siamo debitori verso l&#39;antica Anatolia.<\/div>\n<div>Si tratterebbe di approfondire e promuovere uno stile meno anonimo e consumistico di turismo: forse non di massa, ma qualificato nel &#8220;far parlare&#8221; quei monumenti che sono in Turchia memoria di antichi fastigi cristiani, un turismo capace di far conoscere testimoni d&#39;un tempo e oggi ancora significativi.<\/div>\n<div>Si tratta di far propria la provocazione di mons. Padovese della strategia dei &#8220;piccoli passi&#8221;, come diceva ad Este, dieci giorni prima di morire.<\/div>\n<div>Un turismo intelligente di comunit\u00e0 cristiane potrebbe portare il messaggio di Benedetto XVI: che<em> &#8220;il valore guida dei credenti \u00e8, oltre alla fede\u00a0la ragione e non la violenza&#8221;.<br \/><\/em><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<p><em>mons.\u00a0Franco Costa<br \/><\/em>\u00a0<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Otto giorni in Turchia da Smirne a Istanbul, passando per Efeso, Mileto, Gerapoli (ossia Pamukkale), Iconio (Konya), Antiochia sull&#39;Oronte . Ogni giorno a disfare e fare la valigia e cambiare albergo. Ed \u00e8 quello che fanno a migliaia i turisti in visita ad un paese affascinante e inquietante come la Turchia. Ma per un gruppo di 21 persone (due preti e una religiosa, qualche nonno e nonna, sei insegnanti di religione, un medico econ la moglie) partite da Padova lo scorso luglio, non \u00e8 stato solo questo. Di seguito un piccolo diario di viaggio stilato da mons. Franco Costa, vicario episcopale per la catechesi della Diocesi di Padova, che ha guidato il pellegrinaggio.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":58,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-1506","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Diario di un pellegrinaggio in Turchia - Chiesa di Padova<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.diocesipadova.it\/newwebsite\/diario-di-un-pellegrinaggio-in-turchia\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Diario di un pellegrinaggio in Turchia - Chiesa di Padova\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Otto giorni in Turchia da Smirne a Istanbul, passando per Efeso, Mileto, Gerapoli (ossia Pamukkale), Iconio (Konya), Antiochia sull&#039;Oronte . 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