{"id":13197,"date":"2021-07-03T07:07:42","date_gmt":"2021-07-03T05:07:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesipadova.it\/newwebsite\/2021\/07\/03\/6-il-secondo-piano-del-mondo\/"},"modified":"2021-07-03T07:07:42","modified_gmt":"2021-07-03T05:07:42","slug":"6-il-secondo-piano-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesipadova.it\/newwebsite\/2021\/07\/03\/6-il-secondo-piano-del-mondo\/","title":{"rendered":"6 Il secondo piano del mondo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Boaz not\u00f2 con stupore che se ai mietitori cadevano per terra pi\u00f9 di due spighe, malgrado il suo bisogno Rut non le raccoglieva perch\u00e9 la porzione di spigolatura che la Legge assegna ai poveri ammonta a non pi\u00f9 di due spighe cadute insieme per sbaglio Louis Ginzberg, Le leggende degli ebrei, VI<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa sorte volle\u00bb che Rut finisse a spigolare nel campo di Boaz, un lontano parente di sua suocera Noemi (Rut 2,3). Nella Bibbia la sorte non \u00e8 la fortuna dei greci, n\u00e9 il caso o il destino, e neanche la sorte gettata dai soldati sulla tunica del Cristo crocifisso. La mikr\u00e8 (sorte), parola molto rara nella Bibbia, sono quegli eventi che ai protagonisti di una storia appaiono casuali o fortuiti ma che nell\u2019oikonomia divina sono provvidenza e sguardo d\u2019amore. Come se la nostra vita si svolgesse su due piani: ci\u00f2 che a noi appare come casualit\u00e0 \u00e8 il risultato della mancanza di una visione pi\u00f9 ampia, di un panorama largo che solo chi si trova nel piano pi\u00f9 alto riesce a vedere. Il caso nella Bibbia \u00e8 il nome che noi diamo agli eventi solo perch\u00e9 ci manca l\u2019adeguato campo visivo. Rut sceglie soltanto di andare a spigolare in uno dei campi attorno a Betlemme, sperando di incontrare la benevolenza di un proprietario terriero. Non sa che quel campo \u00e8 dell\u2019uomo che la riscatter\u00e0 dalla sua povert\u00e0. Lei vuole solo lavorare per vivere, non sa n\u00e9 vuole altro. E noi, ignoranti come lei, la osserviamo mentre si china sulle spighe e usa il suo talento per racimolare al meglio. L\u2019autore biblico ci tiene in questa ignoranza pedagogica, non ci fa salire al secondo piano, conserva per s\u00e9 il panorama della &#8220;stanza al piano superiore&#8221;. E lo fa per custodire il ritmo narrativo e il pathos della trama, e anche per essere fedele alla legge della storia e alla vita che si muove sempre nel primo piano degli eventi. Ma nel rivelarci l\u2019esistenza di questo secondo piano-livello di verit\u00e0, la Bibbia ci dona anche un grande ed essenziale messaggio: anche se non hai accesso al panorama superiore, devi sapere che quello sguardo pi\u00f9 alto sulla vita esiste, \u00e8 misterioso e invisibile ma c\u2019\u00e8. \u00c8 lo stesso sguardo che osserva all\u2019alba i merli cantare nei boschi, le aquile sulle vette, i pesci nelle profondit\u00e0 marine, le stelle nelle galassie, che ha accompagnato lo svolgersi della creazione in milioni di anni, quando nessun altro sguardo si posava sulle acque dell\u2019universo. Nessun granello nel cosmo \u00e8 solo, nessun atomo esce dall\u2019orizzonte di questo sguardo d\u2019amore. Ogni volta che ci immergiamo nella lettura biblica diventiamo inquilini e ospiti provvisori del secondo piano del mondo, e da quella terrazza contempliamo panorami che ci sono preclusi a casa nostra. La Bibbia \u00e8 l\u2019amico che ci ospita, ogni volta che glielo chiediamo, nella sua casa posta all\u2019ultimo piano, dove possiamo contemplare il panorama pi\u00f9 mozzafiato della citt\u00e0. E, ogni tanto, nei giorni particolarmente limpidi e tersi ci fa vedere il volo delle aquile e le curve disegnate dai pesci, ci fa sentire vivo lo stesso brivido dell\u2019universo intero, e vedere gli uccelli nei boschi, o almeno udirne il canto. \u00abProprio in quel mentre Boaz arrivava da Betlemme. Egli disse ai mietitori: &#8220;Il Signore sia con<br \/>\nvoi!&#8221;. Ed essi gli risposero: &#8220;Ti benedica il Signore!&#8221;. Boaz disse al sovrintendente dei mietitori: &#8220;Di chi \u00e8 questa giovane?&#8221;\u00bb (2,4-5). Di chi \u00e8? Questa domanda si faceva solo per le donne, per i<br \/>\nbambini, per gli animali, per le cose. Le donne, infatti, come ci ricorda anche il Decalogo, erano tra le cose che appartenevano ai maschi: \u00abNon desidererai la moglie del tuo prossimo n\u00e9 il suo bue n\u00e9 il suo asino\u00bb (Esodo 20,17). E cos\u00ec, l\u2019entrata in scena di un uomo in un racconto finora declinato tutto<br \/>\nal femminile ci riporta subito nella realt\u00e0 patriarcale di quel mondo. Questo genitivo possessivo (di<br \/>\nchi \u00e8?) parla molto forte, e ci reintroduce dentro le gerarchie, il potere, le ingiustizie e il dolore delle donne in quella cultura e in molte altre \u2013 ieri, e oggi.<br \/>\nQuella domanda Boaz, il proprietario del campo di orzo, la rivolge a un giovane, il fattore, il sovrintendente dei lavoratori. \u00c8 bello notare le buone parole con le quali quel giovane castaldo<br \/>\npresenta Rut: \u00abIl sovrintendente dei mietitori rispose: &#8220;\u00c8 una giovane moabita, quella tornata con<br \/>\nNoemi dai campi di Moab. Ha detto: \u2019Permettimi di racimolare e raccogliere, tra le spighe, dietro i<br \/>\nmietitori\u2019. \u00c8 venuta ed \u00e8 rimasta in piedi da stamattina fino a ora. Solo adesso si \u00e8 un poco seduta in<br \/>\ncasa&#8221;\u00bb (2,6-7). Il giovane fattore introduce Rut con benevolenza, e noi lettori siamo portati a<br \/>\nguardare quel giovane con la stessa benevolenza \u2013 il libro di Rut \u00e8 attraversato, dall\u2019inizio alla fine,<br \/>\nda una antropologia positiva, da sguardi buoni sulle donne e sugli uomini: \u00e8 un canto alla bont\u00e0 umana. \u00c8 parte della dote della giovinezza il dono di dire cose buone sugli altri, avere uno sguardo<br \/>\ndi fiducia sul prossimo; il cinismo, la diffidenza e la maldicenza sono vizi della vita adulta e della vecchiaia, che se non combattuti con adeguata energia degenerano in gravi malattie morali. Dal<br \/>\ntono generale delle parole del giovane si coglie una lode per la sollecitudine di Rut, donna<br \/>\nlaboriosa, per il suo impegno generoso senza sosta (anche se qualcuno interpreta questo verso come<br \/>\nse Rut fosse rimasta tutto il giorno in piedi in attesa dell\u2019arrivo di Boaz, interpretazione poco<br \/>\nconvincente, sebbene possibile data l\u2019ambiguit\u00e0 del testo ebraico). \u00c8 anche probabile che Rut abbia chiesto al fattore qualcosa di insolito, di non svolgere cio\u00e8 l\u2019attivit\u00e0 tipica delle spigolatrici, ma di<br \/>\nunirsi alle donne (che erano dipendenti del padrone) che passavano immediatamente &#8220;dietro i<br \/>\nmietitori&#8221;. Le spigolatrici infatti venivano per terze, cio\u00e8 ultime dopo il passaggio delle donnedipendenti, quando nel campo non c\u2019era ormai rimasto molto da racimolare. Forse Rut aveva chiesto di fare qualcosa che andava oltre la legge della spigolatura. E quel giovane non la condanna per questa sua richiesta.<br \/>\nIl verbo che il testo usa per definire il mestiere di questo giovane custode \u00e8 &#8220;stare sopra&#8221; (hann\u00ectzav al) ai lavoratori. \u00c8 lo stesso verbo che usa Isaia per descrivere il lavoro della sentinella sulle mura della citt\u00e0, il gesto del profeta: \u00abIo sono colui che sta\u00bb (Is 21,8). Il libro di Rut \u00e8 in molta parte composto di citazioni, dirette e indirette, di altri libri biblici. \u00c8 allora bello, e plausibile, immaginare che i profeti siano come quel giovane sovrintendente: ci presentano con buone parole quando<br \/>\nqualcuno chiede notizie su di noi, spigolatori semi-abusivi nei campi della vita. Perch\u00e9 il profeta \u00e8 anche colui che &#8220;sta in mezzo&#8221;, \u00e8 un mediatore tra noi e Dio, che parla bene di noi per prepararci il<br \/>\nterreno dell\u2019incontro.<br \/>\n\u00abAllora Boaz disse a Rut: &#8220;Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo. Non<br \/>\nallontanarti di qui e sta\u2019 insieme alle mie serve&#8221;\u00bb (2,8). Sono queste le prime parole che Boaz rivolge direttamente a Rut, e sono parole buone. Lui \u00e8 uomo, benestante, pi\u00f9 adulto (\u00abfiglia mia\u00bb),<br \/>\nebreo; lei \u00e8 donna, povera, giovane, straniera (moabita). Un incontro asimmetrico, che si svolge nei campi di Boaz, dove Rut \u00e8 doppiamente ospite. Quest\u2019uomo &#8220;superiore&#8221; le concede subito di fare quanto da lei chiesto al fattore: saltare un &#8220;grado&#8221; e unirsi alle sue donne nel seguire i mietitori. Ma,<br \/>\ndiversamente dalle altre lavoratrici, Rut lavora per se stessa, il suo raccolto pu\u00f2 portarselo a casa, un<br \/>\nraccolto che sar\u00e0 molto maggiore di quello di una normale spigolatrice di terz\u2019ordine.<br \/>\nInoltre Boaz la protegge dai lavoratori maschi: \u00abI tuoi occhi stiamo sul campo che mieteranno e andrai dietro a loro. Non ho forse ordinato ai lavoratori di non molestarti?\u00bb (2,9). Le molestie degli<br \/>\nuomini alle giovani donne-serve, soprattutto alle spigolatrici povere, dovevano essere frequenti e<br \/>\ntollerate. Le porzioni migliori dei campi da spigolare si barattavano con questi commerci \u2013 e troppe<br \/>\nvolte si barattano ancora. Boaz lo sa, e si premura di esentare Rut da questi abusi, che tornano altre<br \/>\nvolte nel corso del libro. I lavori delle donne sono sempre stati pi\u00f9 difficili, per molte ragioni; tra<br \/>\nesse, anche questa esposizione alle molestie, forse la fatica aggiunta pi\u00f9 umiliante di tutte le altre,<br \/>\nche le porta spesso a non sentirsi mai &#8220;a casa&#8221; nei luoghi di lavoro a prevalenza maschili e qualche<br \/>\nvolta a doverli lasciare a causa di questa inospitalit\u00e0. E allora, in queste parole rivolte da un uomo<br \/>\nad altri uomini la Bibbia continua da millenni a ripetere a noi maschi: \u00abNon ho forse ordinato di non<br \/>\nmolestarti?\u00bb \u2013 e noi, da millenni, continuiamo a non ascoltarla.<br \/>\nInfine, Boaz fa a Rut un terzo dono, le concede un altro privilegio: \u00abQuando avrai sete, va verso gli<br \/>\notri e bevi da quello che attingeranno i servi\u00bb (2,9). Dalla Bibbia, in particolare dalla Genesi,<br \/>\nsappiamo che quando tra un uomo e una donna c\u2019\u00e8 di mezzo l\u2019acqua di un pozzo, si sta<br \/>\napparecchiando un ambiente nuziale. I simboli della Bibbia sono feritoie sull\u2019orizzonte pi\u00f9 alto e<br \/>\nlargo che gli autori disegnano per noi nelle costruzioni dei loro testi. Ponendo un pozzo dentro il<br \/>\nprimo incontro con Boaz, il testo poi pone Rut, povera e straniera, in continuit\u00e0 con Rebecca,<br \/>\nRachele, Zippora (la moglie di Mos\u00e8: Esodo 2,15-21), le madri d\u2019Israele. Lei non lo sa, ma chi la<br \/>\nosserva dal piano superiore sa che scegliendo &#8220;per caso&#8221; di andare a spigolare nel campo di Boaz<br \/>\nstava entrando dentro la storia sacra di Israele, stava entrando nei Vangeli (\u00abBoaz gener\u00f2 Obed da<br \/>\nRut\u00bb: Matteo 1,5), stava diventando protagonista di un copione d\u2019amore che non conosceva, ma<br \/>\ninterpretava.<br \/>\nIl senso di quella spigolatura fu svelato da Davide, nipote di Rut, da Cristo, discendente di Davide,<br \/>\ne da ogni figlio e figlia che hanno continuato \u2013 aggiungendovi senso \u2013 queste storie. Nella Bibbia<br \/>\nci\u00f2 che accade in un determinato momento va letto alla luce di quanto avvenuto prima, che lo ha<br \/>\npreparato, e di quanto avverr\u00e0 dopo, che lo spiega e compie. Come nella vita, dove il senso pieno<br \/>\ndel nostro amore e del nostro dolore \u00e8 preparato dal passato e si compie nei figli, nei nipoti e nei<br \/>\npronipoti, che spiegano i misteri nascosti nelle trame delle nostre vite, visti nel panorama pi\u00f9 largo,<br \/>\nche a noi sfugge. Tutto \u00e8 connesso; tutto \u00e8 grazia, retroattiva e prospettica.<br \/>\n\u00abAllora Rut si prostr\u00f2 con la faccia a terra e gli disse: &#8220;Io sono una straniera: perch\u00e9 sono entrata<br \/>\nnelle tue grazie e tu ti interessi di me?&#8221;\u00bb (2,10).<br \/>\nl.bruni@lumsa.it<br \/>\n\u00a9 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Boaz not\u00f2 con stupore che se ai mietitori cadevano per terra pi\u00f9 di due spighe, malgrado il suo bisogno Rut non le raccoglieva perch\u00e9 la porzione di spigolatura che la Legge assegna ai poveri ammonta a non pi\u00f9 di due spighe cadute insieme per sbaglio Louis Ginzberg, Le leggende degli ebrei, VI \u00abLa sorte volle\u00bb [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":221,"featured_media":13199,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33,34],"tags":[8],"class_list":["post-13197","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimento-del-mese","category-il-pensiero-del-mese","tag-famiglia"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - 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