L’Allenatore per eccellenza

16 Mag 2018

condividi su

Tertulliano, nella sua Lettera ai Martiri definisce lo Spirito Santo come «Allenatore dei martiri». Forse, se scrivesse oggi, userebbe un termine ancora più preciso e più noto, qualificandolo come “Personal trainer”, cioè un allenatore personale che gestisce, in maniera particolare per ogni individuo, gli esercizi più adatti a lui al fine di raggiungere una perfetta forma fisica, divenendo, nei momenti di stanchezza, un educatore e un motivatore, pronto anche a offrire i propri servizi a domicilio. S. Luca, in At 1,18, ci ripete una parola chiara di Gesù che, prima di ascendere al cielo, dice ai suoi: «…avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra». E il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 2472 afferma che «Il dovere dei cristiani di prendere parte alla vita della Chiesa li spinge ad agire come testimoni del Vangelo e degli obblighi che ne derivano. Tale testimonianza è trasmissione della fede in parole e opere. La testimonianza è un atto di giustizia che comprova o fa conoscere la verità. Tutti i cristiani, dovunque vivono, sono tenuti a manifestare con l’esempio della vita e con la testimonianza della parola l’uomo nuovo, che hanno rivestito con il Battesimo, e la forza dello Spirito Santo, dal quale sono stati rinvigoriti nella Confermazione». E al n. 2473 precisa che «il martirio è la suprema testimonianza alla verità della fede; il martire è un testimone che arriva fino alla morte. Egli rende testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità».

Quindi ognuno di noi è un testimone di Cristo anzi, come dice S. Cipriano è un «altro Cristo». E in Gesù Cristo, come uomo, lo Spirito Santo ha operato sempre, fin dal suo concepimento, infatti l’angelo dice a Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la Sua ombra la potenza dell’Altissimo» (Lc 1,35). Così è lo Spirito Santo che rivela nel Battesimo l’identità di Gesù come Figlio di Dio. È poi lo Spirito che spinge Gesù nel deserto per lottare contro Satana (Mc 1,12), per prepararsi alla sua missione di Salvatore. Ed è sempre lo Spirito che ispira la sua predicazione, e che agisce in lui compiendo i miracoli. La Lettera ai Romani (1,4) e la Lettera agli Ebrei (9,14) ci ricordano che lo Spirito Santo è stato per Gesù, l’anima del suo Sacrificio, il principio dell’amore redentore. E Gesù risorge, come ci dice S. Paolo, per la potenza dello Spirito Santo: «Colui che ha risuscitato Cristo dai morti» (Rm 8,11).

Guardando la nostra vita personale possiamo chiederci: “Se essere cristiano significa essere ‘alter Christus’, cioè significa rivivere in noi la vita, i pensieri, le azioni di Cristo, come vivo ‘io’ il rapporto con lo Spirito Santo, come corrispondo alla sua azione in me? Poiché è certo che anche in ognuno di noi agisce lo Spirito Santo come in Gesù, io corrispondo a questa azione come ha corrisposto Gesù? Dovremmo poter fare un parallelo costante tra la vita di Gesù e la nostra: anche noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo quando siamo nati come figli di Dio nel Battesimo e di nuovo, con pienezza, nella Cresima; anche in noi lo Spirito Santo opera con la sua forza e ci aiuta a superare gli ostacoli, ad offrire noi stessi a Dio, a completare quello che manca alla Passione di Cristo a favore del Suo Corpo che è la Chiesa; anche a noi lo Spirito Santo dà i suoi sette doni e dà la forza di rendere testimonianza fino al martirio. Allora perché così spesso la minima difficoltà ci sembra insormontabile, perché continuiamo a rimuginare dubbi? Molto probabilmente dobbiamo riconoscere che lo Spirito Santo non è per noi, come è stato per Gesù, il principio efficace e insostituibile di vita, di santità, di azione e, soprattutto, di amore, infatti troppo spesso sostituiamo a lui altri principi privi di fondamento, senza riflettere che — come canteremo nella splendida Sequenza di Pentecoste — senza lo Spirito Santo “nulla è nell’uomo nulla senza colpa”. Affidiamoci allora allo Spirito Santo come al nostro “personal trainer” per eccellenza. Solo così per noi sarà ogni giorno Pentecoste e in ogni istante della nostra vita lo Spirito Santo ci potrà donare “virtù e premio”, per poterci donare nel nostro ultimo giorno, “una morte santa e la gioia eterna”.

 

Monache benedettine dell’Abbazia di S. Maria di Rosarno (Firenze)