Te Deum – 2018

31-12-2018

TE DEUM

Santa messa di ringraziamento di fine anno

Basilica Cattedrale, 31 dicembre 2018

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Omelia

Mentre il tempo, calcolato secondo i tempi della nostra società civile, segna uno stacco molto profondo, passiamo dal 2018 al 2019, la celebrazione della Solennità di Maria, Madre di Dio unisce questi due anni. Celebriamo questa sera, e celebreremo anche domani, la solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, e a lei affidiamo anche la nostra preghiera per la pace in tutto il mondo, a partire dalle nostre case ma aprendo lo sguardo a tutte le comunità nazionali, a tutti i Paesi della nostra Terra.

La comunità dei credenti, la nostra comunità che qui è stata convocata questa sera, ha come impegno quello di dire “grazie”, e non è soltanto un impegno, è un desiderio di dire “grazie” al Signore e di cantare le lodi per quello che Lui ha compiuto per noi. Vogliamo quindi, in quest’occasione, aiutarci per rileggere l’anno trascorso, cercando di rintracciare, dentro il susseguirsi dei mesi, delle settimane, dei giorni, la trama che viene disegnata da Dio dentro la nostra vita.

Dove stiamo andando, accompagnati e guidati da Gesù o, come i Magi, dalla sua stella? Che senso avevano quelle esperienze che abbiamo vissuto, belle ma anche quelle spesso più impressionanti, dolorose e drammatiche che hanno segnato il nostro tempo, il nostro anno?

Gratitudine e riflessione, meditazione come quando Maria conservava nel suo cuore tutte le cose che aveva visto, per meditarle, questi sono gli atteggiamenti con i quali noi, questa sera, viviamo la nostra preghiera. A questi atteggiamenti si aggiunge, anche, uno sguardo che in genere è accompagnato da speranza verso il domani, verso un domani vicino che è quello del prossimo anno, ma anche verso il futuro complessivo della nostra vita, a cui siamo introdotti da questa celebrazione di Maria, Madre di Dio.

Anzi, questa Solennità ci può insegnare la strada per essere grati al Signore, proprio perché in Maria vediamo l’intervento di Dio nella nostra storia, lo celebriamo con la celebrazione della sua verginità, con il racconto delle iniziative di Dio nei confronti di questa donna, e quindi nei confronti di tutto il popolo dei credenti; vediamo l’intervento di Dio che ci parla dell’amore gratuito e universale con il quale ci ha accompagnati ad accogliere Gesù, un amore gratuito e universale che non viene bloccato o ridotto dalla nostra piccolezza o dalla nostra indegnità.

Questa giornata e questa Solennità ci testimoniano la forza e la potenza che operano anche dove all’uomo sembrerebbe impossibile, così come sembrava impossibile l’intervento di Dio in Maria, tanto che in Maria noi riconosciamo la nascita di Gesù, il figlio di Dio e noi cantiamo Maria, Madre di Dio. Se tanto ha fatto Dio con Maria per noi, Dio continuerà a operare le sue meraviglie anche in noi.

Questa festa quindi ci permette di avere anche qualche criterio per dare uno sguardo all’anno che abbiamo trascorso. Il primo criterio è che Dio ci vuole bene, forse è una cosa che diamo per scontata, Dio ci vuole bene, e Dio vuole che per i suoi figli ci sia soltanto bene, cose buone, esperienze belle. Anche nei momenti difficili, Lui resta Colui che ci ama, al quale possiamo guardare per avere sostegno e incoraggiamento; ci vuole bene sempre e ci accompagnerà sempre. Come potremmo presentarci altrimenti, noi cristiani, a chi è nel dolore se non avessimo questa certezza, una certezza della nostra fede che Dio ci è accanto e che è il Dio con noi, l’Emmanuele? Tragedie, disgrazie, ingiustizie, guerre, delitti, malattie, sono alcune delle tante condizioni nella vita umana, dove il Vangelo dell’amore va annunciato e incarnato. Sono scene di presepe, situazioni alle quali ci sentiamo inviati per annunciare il Vangelo dell’amore, ma non saremo in grado di avere parole adeguate se non sentiamo che questo annuncio è innanzitutto per noi.

Con questo criterio di lettura noi dobbiamo guardare a questo anno togliendo tutti i sospetti che Dio abbia voluto qualche cosa di male per noi e che qualsiasi dolore avessimo attraversato, avesse in Lui origine.

Guardiamo all’anno che abbiamo trascorso per andare a indagare, invece, i segni del suo amore per noi, e se parliamo per noi, dobbiamo dire: per me, per la nostra famiglia, per la nostra città, per il nostro territorio, per il nostro mondo. Gli altri non possono capire il Vangelo, non possono capire che Dio li ama, per questo il Signore ci ha chiamati, per essere suoi discepoli e per portare questo annuncio dove sembrerebbe impossibile. Penso anche che, se guardassimo questo anno, ciascuno di noi potrebbe ritornare a qualche esperienza di sofferenza che ha vissuto e chiedersi come può scoprire lì l’amore del Signore.

C’è un secondo criterio fondamentale con il quale leggere questo anno e che ci dà tanta consolazione. Dio ha un disegno, ha un disegno per la nostra Terra, per il nostro Mondo, per noi. Di questo disegno noi siamo parte; anche questo anno è dentro il disegno di Dio di amore, di bellezza, che ha come origine Dio. È un disegno bello, positivo, riguarda tutti gli uomini, nessuno escluso, riguarda tutto l’universo, anche la natura, anche noi ne siamo parte e siamo contenti di essere dentro questo disegno, e anche noi siamo chiamati a essere attori dentro questo piano del Signore e a contribuire per la sua realizzazione.

Anche il 2018 è stato anno di grazia, il nostro atteggiamento è di andarne a cercare i segni e di scoprire appunto questa trama che Dio va disegnando per noi giorno dopo giorno, con coerenza, con costanza, andando oltre le incongruenze e le difficoltà che spesso noi stessi uomini presentiamo.

Con queste premesse guardiamo all’anno che concludiamo, guardiamo questo anno da credenti quindi, da uomini e donne che sanno di essere amati da Dio e di essere parte del suo disegno. E ci poniamo di fronte alla Chiesa e di fronte al Signore stesso che si vuole rendere presente nei tanti segni, anche in quelli liturgici.

Ti ringraziamo, Signore, per i tanti piccoli segni di amore gratuito che abbiamo potuto vivere e offrire, quei gesti che non sono stati capiti, quei silenzi, quei segni di attesa che si sono mantenuti, quelle accoglienze e quegli ascolti che abbiamo offerto e che non sempre hanno portato a qualche risultato; ci hanno fatto percepire il tuo stile e il tuo modo di amare. Di questi piccoli segni di amore sono piene le nostre giornate e ci aiutano a leggerli nelle giornate dei fratelli e degli amici, nella vita delle nostre comunità e anche nella vita della nostra società e del nostro mondo. Sono tanti i segni che sono posti di amore gratuito, e l’amore gratuito è l’amore che più assomiglia a quello di Dio.

Ti ringraziamo Signore per le nostre obbedienze, quando ci hai chiamato e ci chiami a lavorare per il tuo Regno insieme con tutti i cristiani, ma soprattutto con i fratelli e le sorelle delle nostre comunità, quei fratelli e sorelle che hai posto accanto, fisicamente accanto a noi, quelle comunità che tu hai edificato su questo territorio, e alle quali è assegnato il compito di annunciare il Vangelo del tuo amore. Vediamo come obbedienza al tuo disegno di amore l’impegno di tanti diaconi, presbiteri, persone di vita consacrata, catechisti, animatori delle nostre liturgie e delle nostre testimonianze nella carità, si tratta di migliaia e migliaia di persone, come non dire “grazie” a te, o Signore.

A essi aggiungiamo i tanti uomini e donne che si dedicano all’aiuto dei più fragili, dei poveri, degli ammalati, degli anziani, degli immigrati e dei profughi, sono ancora migliaia e migliaia, talvolta non ti riconoscono nemmeno, ma sono parte del tuo disegno e vivono rispondendo generosamente alla chiamata che hai loro rivolto e che è all’origine della vita, anche della loro vita.

Il nostro Te Deum è anche per loro, per tutto il bene e la grazia che sono diffusi nel mondo intero, anche da parte di chi non ti riconosce.

+ Claudio, vescovo

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