“Si è sempre fatto così” non è un criterio valido

Non di rado la paura del cambiamento blocca lo sguardo al futuro

Chiudere le trasmissioni di Radio Vaticana in Am sul territorio africano? Giù le mani dall’emissione ad onde corte, non si tocca! L’appello accorato, giunto all’inizio di questo mese di marzo, è del Comitato permanente del Secam, il Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Magadascar nel timore che la Segreteria per la comunicazione della Santa sede possa realmente far cessare le trasmissioni in ampiezza di modulazione in Africa.

D’altronde con un bilancio che, secondo fonti attendibili, supera abbondantemente i 20 milioni di Euro annui, di cui 2,5 solo per mantenere l’alta frequenza delle onde corte, qualche taglio era attendibile.

«Le onde corte non sono mai state spente –ha risposto mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della segreteria per la comunicazione dalla Santa Sede nel contesto del Festival della pastorale creativa tenutosi a Roma dal 23 al 25 marzo- quindi, ciò che avevamo in Africa continua a funzionare. Bisogna, però, vincere la tentazione del si è sempre fatto così, ribadendo che solo se si è fedeli al vangelo si può davvero essere creativi e aperti al cambiamento, come chiede Papa Francesco. Non questione di restyling dei mezzi di comunicazione –ha proseguito mons. Viganò- ma bensì di un cambiamento di prospettiva perché si passa da una concezione a silos, contenitori verticali accostati l’uno all’altro, ad una idea ma di multimedialità nella quale si frantumano le strutture organizzate a ripartizioni verticali dentro un contesto olocratico, cioè di funzionalità e di obiettivi da raggiungere».

Il problema, ha spiegato ulteriormente mons. Viganò non è mantenere strutture del passato ma immaginare come confezionare a fare arrivare il messaggio che desideriamo nel futuro. La Segreteria per la comunicazione, infatti, sta lavorando ad un accordo con Facebook grazie al quale in 44 Paesi africani si potrà ricevere la parola del papa in maniera semplice e immediata.

È in fase avanzata anche un progetto che porterà ad aprire 240 radio Fm in Africa, attraverso la connessione satellitare: uno sguardo al futuro integrato, ai consumi mediatici dei prossimi anni più che un ancoraggio affettivo alle dinamiche del passato.

Si investe molto in formazione in Vaticano, così da consentire non solo l’utilizzo delle nuove tecnologie ma anche una versatilità modulare nell’operare nel mondo della comunicazione. La professionalità degli operatori dei media dovrà diventare più duttile, in grado di flettersi alle nuove modalità di produzione. Lo scopo, per i media vaticani sarà quello di entrare nell’orchestrazione di un sapiente content hub, un distributore di contenuti che vada oltre i vettori di distribuzione. Oggi non sembra più prioritario possedere i canali di diffusione ma produrre contenuti di qualità da affidare ad altri operatori e ai molteplici percorsi digitali.

«Chi compera e legge un quotidiano – ha osservato mons. Viganò- sotto i vent’anni? E a loro come potremmo far giungere i contenuti ecclesiali?» Le rilevazioni Censis per il 2016 raccontano che in Italia, per gli under 30, la quota di utilizzo della rete arriva al 95,9%, oltre la metà di questi giovani si informa in rete mentre i quotidiani cartacei perdono costantemente lettori, ridotti al 40,5% della popolazione. Il problema non è quale mezzo utilizzare ma come comunica complessivamente la Chiesa oggi, che volto vuol mostrare e a chi mantenendo, certo, il contatto con gli affezionati alla comunicazione classica ma con la lungimiranza di non perderlo con gli uomini di domani.

Tratto da La Difesa del popolo del 2 aprile 2017