Era il 17 marzo 2013, pochi giorni dopo la sua elezione, e papa Francesco dedicava il suo primo Angelus alla misericordia divina, tema che sarebbe diventato un pilastro del suo pontificato. «Il problema è che noi ci stanchiamo di chiedere perdono! Lui, mai si stanca di perdonare», disse ancora, ricordando che la misericordia di Dio «cambia il mondo». Questo magistero, insistentemente ribadito, trova condensazione nell’iniziativa dell’Anno santo straordinario, o Giubileo della misericordia. Pubblichiamo la bolla di indizione, Misericordiae vultus, letta e consegnata da Francesco lo scorso 11 aprile, nella Basilica vaticana, durante i primi Vespri della festa della Divina misericordia.
Nel ventennio seguito al Concilio Vaticano II in America Latina e in alcune parti dell’Africa c’è stata una straordinaria crescita di nuovi ministeri. Sono, infatti, stati scoperti molti servizi pastorali, liturgici, di animazione del mondo, che non venivano assunti dai preti, ma da persone diverse, con specifici carismi e appartenenti alle stesse comunità. Tale processo fu apprezzato e rilanciato dal Sinodo sull’evangelizzazione del 1974 e dall’esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi di Paolo VI l’anno dopo.
“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone... Si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”: così scrive Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo. Expo, stando allo slogan che lo qualifica: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, dovrebbe rappresentare un’occasione unica per avviare una riflessione globale, sociale e istituzionale su questa enorme contraddizione che produce un miliardo di affamati e 800 milioni di obesi.
Il regista mauritano Sissako racconta, con crudo humour, l’occupazione del Mali da parte dei miliziani estremisti. La pellicola, premiata a Cannes, era data per favorita nella corsa per l’Oscar come miglior film straniero. Al di là delle innegabili qualità artistiche, il merito maggiore di Timbuktu sta nella messa in scena dell’impatto devastante tra l’ideologia jihadista e una società tradizionale capace di custodire i valori della tolleranza e del rispetto, nel segno di un islam per il quale l’unica “lotta” possibile è di tipo spirituale e interiore.
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Sono 712 i missionari padovani (di cui 22 Fidei donum) impegnati nel mondo (dati aggiornati a Gennaio 2015) così distribuiti:

  • 72 missionari in Europa
  • 157 missionari in Italia per animazione
  • 244 missionari in America Latina
  • 56 missionari in Asia
  • 173 missionari Africa
  • 10 missionari in Oceania

Se desideri avere maggiori informazioni sui progetti attivi, se vuoi contribuire per sostenerli, visita la pagina dei progetti.

Mappa che mostra la distribuzione dei missionari padovani nel mondo.

Missio Meeting Giovani - 15 Marzo 2015

Rubrica radiofonica: "Pronto: mondo?"