Padre Ezechiele Ramin: un nuovo passo verso la beatificazione

L'intervento audio di padre Arnaldo Baritussio

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Si è chiusa sabato 25 marzo 2017 la rogatoria diocesana per la causa di beatificazione del servo di Dio, padre Ezechiele Ramin, avviata lo scorso 9 aprile 2016, nella chiesa di San Giuseppe a Padova (parrocchia d’origine di padre Ramin), che proprio in questi giorni ha festeggiato gli 80 anni dall’inaugurazione.

La chiusura della rogatoria diocesana ha visto la presenza dell’intero Tribunale ecclesiastico diocesano istituito lo scorso anno, presieduto dal vescovo mons. Claudio Cipolla e composto da: mons. Giuseppe Zanon, giudice delegato; don Antonio Oriente, promotore di giustizia; avvocato Mariano Paolin, attuario; mons. Pietro Brazzale, coordinatore generale della rogatoria; il comboniano padre Arnaldo Baritussio, postulatore della causa. Ospiti invitati all’evento sono il comboniano padre Giovanni Munari, provinciale d’Italia dei Missionari Comboniani; don Gaetano Borgo, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale della Missione e mons. Antonio Menegazzo, comboniano, già amministratore apostolico di El Obeid (Sudan).

Il pomeriggio ha previsto un momento di canto e invocazione allo Spirito Santo, la preghiera guidata dal vescovo Claudio. E’ seguito il saluto del parroco di San Giuseppe, don Enrico Luigi Piccolo e la presentazione dell’evento da parte di mons. Pietro Brazzale. A seguire c’è stato, poi, l’intervento di padre Arnaldo Baritussio, postulatore della causa che illustrerà quando avvenuto nella fase “brasiliana” della rogatoria, conclusasi lo scorso 4 marzo 2017. Ha preso poi la parola l’avvocato Mariano Paolin che ha letto il verbale della sessione conclusiva della rogatoria diocesana a cui è seguita la firma dei componenti del tribunale. Quindi padre Baritussio è stato nominato “portatore” degli atti processuali alla Congregazione delle Cause dei Santi. Questo primo momento si è concluso con un canto di lode e di ringraziamento, che ha lasciato spazio alla seconda parte del pomeriggio con gli interventi del Provinciale d’Italia dei comboniani, padre Giovanni Munari; del direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale della Missione, don Gaetano Borgo, del vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla.

La rogatoria diocesana per la causa di beatificazione del servo di Dio padre Ezechiele Ramin, missionario comboniano padovano, ucciso il 24 luglio 1985 a Cacoal in Brasile, è stata aperta il 9 aprile 2016, dopo che l’indagine sulla fama di santità, avvalorata dall’indicazione “super martyrio” – ossia nella consapevolezza che il religioso è morto nella difesa della propria fede, per la pace e la giustizia – era stata avviata il primo aprile 2016 dalla Diocesi di Ji-Paranà, in Brasile, dove il missionario è morto. Il vescovo di Ji-Paranà, mons. Bruno Pedron, aveva richiesto al vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, di aprire un processo rogatoriale nella Diocesi di origine di padre Ramin per poter procedere alla raccolta di testimonianze di numerose persone che hanno conosciuto il comboniano: familiari, persone che hanno conosciuto padre Ramin nelle diverse fasi di vita in Italia e nel periodo di formazione e un nutrito gruppo di comboniani.

Dal 9 aprile 2016 a oggi sono state 36 le sessioni del tribunale diocesano, in cui sono stati sentiti 33 testimoni, provenienti da varie parti d’Italia e dall’estero. La 37a sessione chiude la rogatoria diocesana.

Cenni biografici

Ezechiele Ramin, nasce a Padova (parrocchia di San Giuseppe), il 9 febbraio 1953. Dopo aver frequentato le medie e conseguito la maturità classica all’Istituto vescovile Barbarigo, inizia il postulantato tra i Comboniani a Firenze, dove prosegue gli studi teologici. Entra in noviziato nel 1974 a Venegono Superiore (Varese) ed emette i primi voti il 5 giugno 1976. Prosegue la sua formazione ed esperienza a Kampala (Uganda), Mirfield-Yorkshire, Chicago-USA, Campesina (Mexico), Cabo-S. Lucas (Bassa California). Il 15 maggio 1980 emette i voti perpetui, e il 28 settembre dello stesso anno, in Italia, è ordinato presbitero. Il 20 gennaio 1984 arriva in Brasile, successivamente destinato a Cacoal in Rondonia, dove prende a cuore la problematica indigena della ripartizione delle terre. Il 24 luglio 1985 viene ucciso. Pochi giorni dopo papa Giovanni Paolo II parlerà di lui come un «martire della carità».

fonte: Ufficio stampa diocesano