Don Giovanni Cappello riposa tra le braccia del Padre

Il funerale giovedì 4 febbraio alle 14.30 al santuario delle Grazie di Este (Pd) - diretta streaming sul canale YouTube del Santuario

È mancato martedì 2 febbraio don Giovanni Cappello.

Don Giovanni Cappello era nato a Este il 26 settembre 1930 ed era stato ordinato il 10 luglio 1955. Nel 1987 era stato nominato Cappellano di Sua Santità. Da tempo ospite all’OPSA.

Il funerale, presieduto dal vescovo Claudio, sarà celebrato nel Santuario delle Grazie di Este giovedì 4 febbraio, ore 14.30. La salma sarà poi portata nel cimitero di Deserto d’Este, paese di origine di don Giovanni.


Mons. Giovanni Cappello (Deserto d’Este, 26.09.1930 – Sarmeola, 02.02.2021)

Don Giovanni, originario di Deserto d’Este, era nato il 26 settembre 1930, in una famiglia che contava nove tra figli e figlie. Fu ordinato prete il 10 luglio 1955.

Nell’ottobre successivo divenne vicerettore del Collegio Barbarigo. Nella Cronistoria dell’Istituto si legge:

«Chi viene nel bel campo di lavoro del Barbarigo, fresco fresco, di prima nomina, con le mani ancora fragranti dell’Unzione sacerdotale e il cuore sognante bionde messi da mietere, è don Giovanni Cappello, Vicerettore e Catechista. A lui, che, quasi trasportato da giovanile baldanza, vediamo andare sempre in fretta, auguriamo un’anima che, bruciata da incontenibile zelo, vada ancora più in fretta nella “vigna del Signore” così giovane così promettente».

Quando sei anni dopo don Giovanni fu destinato come insegnante presso il Collegio Dolomiti Pio X a Borca di Cadore, di nuovo la Cronistoria annotava:

«Ha lasciato dopo sei anni il Barbarigo per assumere mansioni di insegnamento presso il Collegio “Dolomiti” in Borca dì Cadore. Associò finora con gli Studi universitari presso la Facoltà di Lettere le mansioni di Vicerettore nel biennio delle Scuole Superiori, non negandosi compiti di cura d’anime nelle giornate festive. Lo ricordano con gli alunni, che ne ebbero le vigili premure, le famiglie di cui ricercò la fattiva collaborazione in frequenti fiduciosi rapporti. Gli giunga l’augurio di larga messe nella scuola: diviene da quest’anno campo specifico del suo ministero».

Don Giovanni sarebbe rimasto nove anni nel Cadore, continuando assieme ad altri preti padovani la vita del Collegio iniziato qualche tempo prima dai padri Cavanis e che tanta gratitudine ha lasciato nelle comunità locali per l’avviamento allo studio di molti ragazzi (È soltanto del 27 gennaio scorso la morte a Feltre di don Igino Cardin, per moltissimi anni direttore del Dolomiti Pio X).

Nel settembre 1972 fu nominato insegnante nel Seminario Minore e collaboratore per il settore Adulti di Azione cattolica. Nell’ottobre del 1974 divenne preside della scuola media del Seminario Minore: da qualche anno (1974) era stata inaugurata la nuova sede di Tencarola e la scuola era stata riconosciuta legalmente in precedenza. Avvertì tutta la responsabilità dell’incarico ricevuto: desiderava che nello studio ci fossero l’applicazione e la diligenza, l’ordine e la disciplina. Se il tempo doveva essere usato bene, lui ne dava l’esempio, muovendosi sempre di fretta, lavorando e non arrivando mai in ritardo. Attraverso il pieno funzionamento dei Consigli di Classe voleva che l’istruzione degli alunni fosse quanto mai qualificata e gli insegnanti si sentivano pienamente sostenuti nel loro lavoro. Don Giovanni, il cui solo nome incuteva timore tra gli alunni, era diventato famoso per i suoi interventi decisi e a volte infuocati, per il suo stile appassionato ed esigente, per il suo linguaggio diretto e ironico, condito da un po’ di teatralità: in fondo, si trattava anche di preparare i seminaristi ai loro compiti futuri e gli stessi seminaristi, nonostante tutto, percepivano nascondersi dietro il rigore, il volto severo e il tono senza repliche, una grande passione educativa. In quegli anni erano tanti i preti impegnati in Seminario Minore come insegnanti o come educatori e formavano una bella comunità guidata con mano sapiente e amorevole dal rettore mons. Anselmo Bernardi: don Giovanni era contento di far parte di quella comunità e lo dimostrava partecipando con gioia ai vari momenti comunitari, anche a quelli distensivi.

Quando nell’estate del 1980 giunse la nomina a parroco di Taggì di Sopra, continuò pure l’attività di docenza in Seminario, Don Giovanni sapeva unire l’entusiasmo dell’insegnamento alla dedizione pastorale, dedicandosi ad entrambi con lo stesso entusiasmo, la stessa dinamicità e la stessa generosità e senza accontentarsi delle mezze misure. Anche in parrocchia mostrò il carattere forte e impetuoso che destava soggezione, ma rese anche evidente l’innato cuore generoso che non teneva rancore, con immediatezza tornava alla relazione paterna e sapeva sciogliersi in grandi sorrisi e risate contagiose. L’esempio di sacerdote integro e dedito, dalle omelie cariche di energia, di vigore e acutezza, si calava nel contesto di una comunità piccola ma unita, partecipe e ricca di seminaristi. A Taggì di Sopra diede impulso a diversificate iniziative pastorali, pensandole per i giovani, i ragazzi, gli anziani, i fidanzati e gli sposi, senza escludere lo sport e i viaggi, l’attenzione al sociale e importanti ristrutturazioni di ambienti parrocchiali. Un certo stile da insegnante gli era rimasto cucito addosso nelle relazioni personali, ma la presenza in canonica della sorella Antonia fu di aiuto nel favorire un clima accogliente e collaborativo. Nel frattempo, nell’estate del 1987 era stato insignito del titolo di Cappellano di Sua Santità.

Con l’autunno 1992 fu nominato arciprete di Merlara e parroco di Minotte e si concluse l’insegnamento. Lo accompagnava ancora in canonica la sorella Antonia e anche nelle due parrocchie della bassa padovana don Giovanni ebbe modo di farsi conoscere per i tratti caratteristici della persona. Si trattava di far partire per la prima volta la collaborazione tra le due comunità, lavorando sulla programmazione pastorale e sugli Organismi parrocchiali. Don Giovanni si misurò con le persone e con decisioni impegnative come fu, ad esempio, il gravoso e totale restauro della chiesa di Merlara che si concluse in occasione del Giubileo del 2000. Don Giovanni era molto sensibile alle forme della preghiera comunitaria e caratterizzato da una personale devozione mariana. Continuò a spendersi senza tirarsi indietro, così come il carattere, la formazione e la cultura gli permettevano di fare e con l’abituale volontà inossidabile.

Uomo di compagnia, fedele agli impegni e assiduo agli appuntamenti con i compagni di ordinazione, negli anni 1996-1999 fu anche Vicario foraneo del vicariato di Merlara. Nel settembre 2009 rinunciò alle parrocchie di Merlara e Minotte per motivi di età e si ritirò a Deserto d’Este, in casa della sorella Fernanda, assieme ai nipoti Piergiorgio e Manuela. Contestualmente fu nominato penitenziere nella parrocchia e Santuario di S. Maria delle Grazie di Este, dove continuò il suo servizio fino al 2017, quando motivi di salute lo costrinsero a chiedere l’ospitalità dell’Opera della Provvidenza di Sarmeola. Col passare del tempo don Giovanni perse la lucidità che lo caratterizzava da sempre e andò consumandosi piano piano, fino a quando la morte lo ha raggiunto nella mattinata di martedì 2 febbraio, giorno che la Chiesa dedica alla Presentazione di Gesù al tempio e alla vita consacrata. Don Giovanni lascia le sorelle Fernanda, suor Maria Felicina e, a Milano, Giuseppina e Giannina.

Le esequie saranno celebrate dal vescovo Claudio al Santuario delle Grazie di Este giovedì 4 febbraio, alle 14.30. La salma di don Giovanni sarà poi tumulata nel cimitero di Deserto d’Este. Domenica 7 febbraio nelle celebrazioni di Merlara e Minotte vi sarà il ricordo della sua persona e la preghiera di suffragio.