“Come amavi la cabina del Paradiso”, viaggio tra i giovani del cinema

Il documentario di Matteo Polo proiettato nelle sale della comunità della diocesi di Padova

L’ACEC, l’Associazione Cattolica Esercenti Cinema, ha scelto le Giornate del Cinema d’Essai di Mantova, XVII edizione, (dal 9 al 12 ottobre) per mostrare in anteprima nazionale il cortometraggio Come amavi la cabina del Paradiso. Il documentario è un viaggio on the road nelle sale della comunità, uno storytelling itinerante che permette di scoprire la ricchezza e freschezza che abita questi luoghi di spettacolo e cultura disseminati lungo lo stivale in moltissime parrocchie italiane.

«Per raccontare una storia lunga e intensa – spiega Arianna Prevedello, responsabile nazionale della comunicazione ACEC –, fatta di tradizioni e cambiamenti, territorialmente estesa e variegata e dalle molteplici prospettive come quella della nostra associazione abbiamo scelto di affidarci ai giovani che delle nostre sale conoscono l’impatto gestionale ma anche le prospettive culturali e pastorali. Nelle sale della comunità i giovani sono integrati pienamente sia professionalmente sia in termini di volontariato e al contempo sono anche integratori, veri e propri principi nutritivi che rendono questi luoghi moderni, interessanti e accoglienti. Speriamo per questo di poter contribuire alla riflessione verso il Sinodo dei Giovani, voluto da Papa Francesco, per il 2018».

Il documentario diretto dal regista Matteo Polo ci porta a conoscere le sale della comunità proprio a partire dal viaggio di alcuni giovani che le gestiscono e che decidono di visitarle, l’una dopo l’altra, facendoci conoscere gli ingredienti che le rendono oggi al passo con i tempi e capaci di aggredire le sfide sempre più accese del sistema spettacolo. «Siamo molto contenti di aver coinvolto per l’aspetto produttivo – spiega Francesco Giraldo, segretario generale nazionale ACEC – Officina della Comunicazione perché ha saputo narrare il senso, lo stile e le emozioni più autentiche delle nostre sale della comunità». Il concetto di unione e partecipazione, alla base di Acec, è il fil rouge del documentario. «Da qui è nata l’idea – spiega il regista – di un film che documentasse un viaggio attraverso alcune delle sale più care ai ragazzi della comunità, così da sottolineare come ACEC si preoccupi non solo dei contenuti che divulga, ma anche di creare delle comunità attive e unite. Il viaggio è stato il filo conduttore del racconto; in questo modo, l’amicizia e la storia dei nostri ragazzi, ci ha permesso di capire veramente cosa sono le sale della comunità, ma soprattutto ha mostrato cosa esse riescono a creare: dei rapporti sinceri, veri e importanti».

Il tema del viaggio è una metafora che i giovani coinvolti hanno vissuto tante volte, proprio perché ACEC è un’associazione dove i soci, le sale della comunità, veramente si incontrano anche oltre gli appuntamenti più istituzionali. E’ un’associazione dove i soci cercano l’aiuto, il sostegno e il confronto degli altri soci anche geograficamente lontanissimi e attivi in contesti molto diversi. «Ogni viaggio – spiega il presidente di ACEC Adriano Bianchi – ha dentro la possibilità di incontrare persone. Il viaggio richiede la fantasia, la curiosità di trovare soluzioni davanti agli imprevisti, ci aiuta a sopportare la fatica e a viverla come un valore e non come un disagioE’ la gioia di nuovi paesaggi, di nuovi incontri, di nuovi sguardi. Questa prospettiva è quella di ACEC, dove le sale della comunità insieme, riunite in associazione, hanno la possibilità di raccontare la vita del Vangelo con i linguaggi della comunicazione moderna».